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«Avanziamo 63 milioni dal Consorzio»

La denuncia dell’Ance Veneto a nome di 15 aziende che vantano crediti per i lavoro eseguiti: «Pagate o dovranno chiudere»

Una quindicina di aziende venete e veneziane, grandi ma anche piccole e medie, vantano crediti per la bellezza di 63 milioni di euro nei confronti del Consorzio Venezia Nuova per i lavori, non ultimati, del sistema Mose. Crediti che pesano su aziende che complessivamente hanno un fatturato annuo di circa 800 milioni di euro e danno lavoro a circa mille persone. Il conto milionario non comprende quelle di rilievo nazionale. I dati emergono da una indagine di Ance Venezia, l’associazione dei c ...

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Una quindicina di aziende venete e veneziane, grandi ma anche piccole e medie, vantano crediti per la bellezza di 63 milioni di euro nei confronti del Consorzio Venezia Nuova per i lavori, non ultimati, del sistema Mose. Crediti che pesano su aziende che complessivamente hanno un fatturato annuo di circa 800 milioni di euro e danno lavoro a circa mille persone. Il conto milionario non comprende quelle di rilievo nazionale. I dati emergono da una indagine di Ance Venezia, l’associazione dei costruttori che ieri con il presidente Ugo Cavallin e il referente veneto, Giovanni Salmistrari, ha lanciato l’allarme generale.

«Il pericolo di chiusura di aziende, importanti per il sistema economico-imprenditoriale veneto, è assolutamente reale. Molte di queste imprese, interpellate, hanno manifestato apertamente le loro preoccupazioni per l’immediato futuro. E a fare le spese per i mancati pagamenti sono anche i lavoratori, un numero doppio rispetto a quello della Embraco per i quali il ministro Calenda è arrivato ad interessare la Commissione Europea». Ance pone il problema della ultimazione del Mose come nodale per garantire il futuro di aziende che hanno in media ritardi nei pagamenti fino a due anni da parte del Consorzio.

Lo racconta, senza timori, Renzo Rossi, contitolare della Rossi Renzo Costruzioni che per il Mose ha eseguito lavori sulla morfologia lagunare: «Attendiamo di essere pagati per lavori già eseguiti e completati per un valore di un milione e mezzo di euro. Il 50% di questi soldi sono attesi da almeno due anni; il resto da oltre un anno», dice l’imprenditore. «Stiamo facendo salti mortali per resistere grazie alle banche ma si tratta di un aiuto a tempo, decisamente oneroso per gli interessi praticati». Prima dello scandalo Mose, culminato negli arresti del 4 giugno 2014, ricorda Rossi «i pagamenti erano in ritardo ma non così cronicamente fermi come adesso. Se ci sono altri lavori, lo faremo ma servono certezze di pagamento». Ma nel frattempo, dicono dall’Ance, lavori impiantistici sono stati affidati a ditte esterne.

Un’altra azienda esposta per milioni è la CCC di Musile di Piave. Altre hanno fornito i dati all’Ance ma hanno chiesto di non rivelare l’ammontare dell’esposizione nei confronti del Consorzio. «Ce ne sono esposte anche per sette, otto milioni di euro», dicono Cavallin e il direttore Antonio Vespignani. Ance si appella alle istituzioni e al governo ritenendo indispensabile «che l’opera sia portata a termine e che non si possa in nessun modo pensare di lasciarla incompiuta». Un caso, quello del Mose, che in Veneto non ha eguali. Solo la Pedemontana, per un periodo, ha rischiato di essere simile. Da qui l’appello generale: «È tempo di rimettere l’ultimazione dell’opera e il suo funzionamento al centro dell’attenzione di tutti gli attori, diretti e indiretti: Ministero, Regione Veneto, Comune di Venezia, commissari, soggetti privati. Perché ne va della credibilità di questa città e del paese intero». Ance ha parlato con il provveditore Linetti e anche con i candidati alle prossime politiche. Ma non basta. Come uscire dalla evidente impasse che ha ripercussioni anche su un vasto indotto, fatto di subappaltatori, fornitori, professioni? Salmistrari spiega che c’è sempre la strada delle ingiunzioni di pagamento ma il presidente di Ance si augura che la politica e il prossimo governo prendano seriamente in mano la questione Mose. «Lasciare incompleto il Mose è un danno per l’ambiente lagunare e la città. Serve un ministro che si prenda in carico la matassa e si assuma la responsabilità di portare a termine il Mose». Cavallin ha un candidato pronto: «Il governo può affidare questo ruolo di responsabilità al sindaco Brugnaro che ha il ruolo giusto per fare gli interessi della città e agire senza indugi», dice. «Le ditte che hanno lavorato al Mose», conclude, «hanno una responsabilità civile sui lavori eseguiti. Se chiudono, che succede?».

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