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Lega, a San Donà uno “schiaffo” al candidato Brunetta

Lega, a San Donà uno “schiaffo” al candidato Brunetta

Alla presentazione è arrivato solo Da Re, diserta il vicegovernatore Forcolin. L’ex ministro: «Vinceremo al primo turno»

SAN DONÀ. «Votatemi, sarò il vostro ministro». Renato Brunetta si presenta nel collegio sandonatese con «l’emozione di un bambino», come lui stesso tiene a precisare davanti alla platea gremita dell’hotel Forte del 48 che ieri lo ha accolto come una celebrità. Ci sono tutti, tranne i leghisti, con l’eccezione del segretario nazionale Toni Da Re e della candidata alle politiche Giorgia Andreuzza. La Lega provinciale e sandonatese è infatti in polemica aperta per il mancato accordo sul candidato sindaco a San Donà. E non si sono presentati nemmeno Fratelli d’Italia e Direzione Italia, fedeli al vicegovernatore del Veneto, Gianluca Forcolin, che sta guidando questa rivolta nel centrodestra alla ricerca di un candidato condiviso a San Donà, che FI a loro parere ha finora contrastato. Un segnale forte di dissenso che sarà oggetto di discussione fino a dopo le politiche.

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Ma sono arrivati a San Donà di gran carriera i coordinatori regionale e provinciale di FI, Adriano Paroli e Michele Celeghin, poi i vari candidati, da Elisabetta Casellati a Renato Meneghel, Simone Furlan e Andrea Causin. In prima fila Francesca Zaccariotto, come sempre raggiante, è tra gli invitati puntualissimi all’appuntamento, anche se non è riuscita a prendere il biglietto per Roma e, al momento, neppure la tessera dei berlusconiani.

«Puntiamo alla maggioranza assoluta», esordisce Brunetta, «che poi ci permetterà di pensare al candidato sindaco di San Donà e vincere al primo turno. Sono qui con grandissimo entusiasmo perché rappresento una coalizione, essendo candidato all’uninominale nei 23 Comuni e 200 mila elettori del collegio. E se sarò eletto rappresenterò questo territorio a Roma, come ministro dei sandonatesi e del Veneto orientale, dei veneti e degli italiani». Brunetta è affabile e gentile con tutti e quando prende il microfono mostra il temperamento andando giù dritto: «Abbiamo percentuali altissime che ci possono consentire di avere la maggioranza assoluta. E badate che non ci sono collegi sicuri. A 68 anni non sto nella pelle, da quando sono candidato in questo collegio e mi sento come alla prima campagna elettorale. Sono stato a Verona, Vicenza e Padova, ma proprio qui a San Donà sento l’emozione più grande perché da candidato all’uninominale rappresento una coalizione e ho una grande responsabilità con tutti voi. Io ci sarò anche dopo, qui a sentire la voce del territorio. Con la Lega siamo in piena sintonia, dobbiamo puntare assieme ai cuori e ai voti della gente. L’autonomia? Una conquista e dobbiamo puntare a farla avere a tutte le Regioni d’Italia, fare in modo che tutte siano come quelle a statuto speciale dove un bambino che nasce ha quattro volte i contributi di uno di altre regioni. L’immigrazione può essere una risorsa, solo se regolare e vogliamo la sicurezza vera per i cittadini».

Il professore universitario di economia rivela di non capire nulla di una dichiarazione dei redditi così come è oggi impostata: «Ci sarà una sola pagina semplice». E poi la flat tax per pagare tutti e pagare meno. Brunetta ha sciorinato i punti forti della campagna elettorale, ancora e sempre a fianco di Silvio Berlusconi. Nel Veneto Orientale, liti in riva al Piave a parte, i leghisti dovranno necessariamente votarlo perché il voto al Carroccio andrà anche a lui. E, infatti, ieri davanti al tavolo dei relatori garriva anche la bandiera con Alberto da Giussano.

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