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Via libera ai Pili, imbarazzo nel M5S

La Rocca, uscita prima del voto, non commenta. Visman si schermisce: «Non l’abbiamo fatto per ragioni elettorali»

Il Movimento cinque stelle veneziano pensa alle possibili alternative ai Pili ma imbarazzi e mal di pancia interni, dopo il voto favorevole di due consiglieri all’ordine del giorno della maggioranza fucsia che mette nero su bianco il via libera al palasport ai Pili, sono evidenti. Mentre il gruppo Umana, pare, già al lavoro sul progetto del palasport, necessario per ottenere la deroga dalla Federazione pallacanestro.

Ma torniamo ai Cinque stelle.

Elena La Rocca, la terza consigliera dei M5s, uscita dall’aula di consiglio un’ora prima del voto, per protesta contro la coppa dello scudetto Reyer sulla sedia del sindaco, non commenta la vicenda. Lei nell’elenco del voto finale risulta assente. «Preferisco non dire niente», spiega. Un silenzio che lascia spazio ad un possibile dissenso su quel voto a favore del piano di Brugnaro dei colleghi Scano e Visman? Lettura sbagliata per Sara Visman.

«Ancora parliamo di questo? Abbiamo cercato di ragionare sul merito della questione e non certo lo abbiamo fatto per questioni elettorali. Volevamo andare a vedere il progetto e valutare le alternative che noi stessi abbiamo segnalato nel corso del dibattito in consiglio». Ma il documento di maggioranza non parla affatto di alternative.

Ma non c’è più il problema del conflitto d’interessi del sindaco, chiediamo alla consigliera. «Il documento iniziale diceva che il conflitto non c’era. Parte che abbiamo fatto togliere. Il conflitto rimane e nessuno, come invece ho fatto io, ha ricordato altri conflitti come l’Abate Zanetti», taglia corto la Visman.

Quel voto, comunque, un segno lo ha lasciato nei cinque stelle. Martedì sera della questione Pili si è discusso nell’assemblea veneziana del Movimento alla Scuola dei Calegheri, con varie associazioni cittadine. Incontro che doveva discutere di beni comuni, ma che ha visto una parte del dibattito dedicato a quel voto favorevole dei due consiglieri di opposizione sui Pili. Le perplessità su quella scelta rimangono non solo tra alleati e comitati e i critici interni ci sono. Perché il Movimento, come tutti i partiti, si compone di “anime” differenti e critiche. Lo sport viene prima dell’ambiente, dice qualcuno. A di là delle motivazioni tecniche, altri segnalano la questione politica che avrebbe dovuto ispirare maggiore contrarietà all’azione del sindaco. Anche se il Palasport è nel programma dei Cinque stelle.

I big non commentano, per ora. Arianna Spessotto, in corsa per l’elezione il 4 marzo, taglia corto spiegando «di non saperne nulla» e il consigliere regionale Jacopo Berti dice di «doversi confrontare con i consiglieri veneziani per capire esattamente la questione». Antony Candiello (candidato senatore) cerca di allontanare le nubi: «Sarà decisivo valutare bene il progetto quando ci sarà presentato perché un impianto tra terra e acqua non è sbagliato». Mossa elettorale? Scano, tifoso del Basket Mestre e non della Reyer, si smarca. «Non c’entra, non del tutto, la questione consenso. Non so se sono in queste ore più le critiche o gli apprezzamenti». Ma dopo la riunione di martedì sera, spiega che i M5s vogliono concentrarsi sulle alternative ai Pili, prendendo spunto da voci autorevoli in fatto di urbanistica, come quella del professor Stefano Boato che con “Venezia cambia” di Marco Zanetti spinge per un Palasport a Marghera. Non ai Pili «dove serve una variante al Pat», dice, ma «a Marghera Sud, tra le Vaschette e il vecchio Petrolchimico».

Alternative previste dal Codice degli appalti con raffronti su costi, benefici e tempistiche. «Abbiamo agito per il bene della città e nell’interesse pubblico», ribadisce Scano. Ma il documento che hanno votato di alternative non parla affatto.

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