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Aumentano i casi di malattie intestinali

L’allarme del Centro di Gastroenterologia di Dolo: «Intervenire subito prima che degenerino»

DOLO. Aumentano i casi di infiammazione intestinale causati anche da cattiva alimentazione e stress. Questo quanto emerge dai dati forniti dall’ambulatorio di Gastroenterologia dell’ospedale di Dolo. Un ambulatorio questo, dedicato proprio alle malattie infiammatorie croniche intestinali.

Qui vengono seguiti più di 500 pazienti all’anno da tutto il comprensorio della Riviera del Brenta e del Miranese, con un incremento negli ultimi tre anni pari al 10 per cento.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali infatti sono patologie che compromettono l’intestino e la sua corretta funzionalità, tanto che, possono essere debilitanti causando anche complicanze extraintestinali. Le più importanti fra queste sono la colite ulcerosa e la malattia di Crohn.

«I sintomi», spiega la referente dell’ambulatorio, la dottoressa Vincenza Di Leo, «sono generalmente forti dolori addominali, che diventano sempre più frequenti, accompagnati da dissenteria. Tutto ciò non solo provoca un peggioramento della qualità della vita di chi ne sta soffrendo, ma se non diagnosticata opportunamente e in tempo, la malattia, può degenerare trasformandosi dopo diverso tempo anche in una forma tumorale».

Nel 20% dei casi di chi soffre di questa malattia, c’è la componente della cosiddetta “familiarità”, ma la prevenzione può essere comunque e sempre un valido alleato: «Consigliamo sempre dieta varia, limitando il consumo delle carni rosse», aggiunge la dottoressa Di Leo. Carni che favoriscono l’insorgere di questi problemi. «I buoni risultati», continua il responsabile del servizio di gastroenterologia ed endoscopia digestiva, il dottor Renato Marin, «li otteniamo grazie al lavoro che svolgiamo in maniera multidisciplinare. Questo servizio, infatti, condivide i casi più complessi con le diverse specialità (ad esempio la Medicina Interna, la reumatologia, la dermatologia, la radiologia, il laboratorio di analisi, il centro trasfusionale, la chirurgia, ecc.). L’endoscopia permette una diagnostica di primo livello, che possiamo integrare con l’ecografia per le anse intestinali con la Tac e con l’enterorisonanza».

«Se

il paziente», conclude il dottor Marin, «viene candidato per un intervento chirurgico, ci si confronta tra specialisti per scegliere il trattamento più adatto che può essere una resezione parziale dell’intestino come un intervento più demolitivo». (a.ab.)

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