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Settanta ragazzi a processo per un rave party

L’episodio a Duna Verde. Per la mega festa non autorizzata era stato occupato un edificio in stato di abbandono

CAORLE. Non capita tutti i giorni di trovare un elenco di 70 imputati a processo al tribunale monocratico, quello che si occupa di reati come furti, droga, stalking, truffe, violazioni urbanistiche. Un numero di imputati così consistente - di per sé comunque un record - è più verosimile al tribunale collegiale dove si trattano tra l’altro i reati associativi. Ma il maxi processo - per il numero degli imputati, non per la tipologia dei reati visto che ai 70 vengono contestati l’invasione di t ...

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CAORLE. Non capita tutti i giorni di trovare un elenco di 70 imputati a processo al tribunale monocratico, quello che si occupa di reati come furti, droga, stalking, truffe, violazioni urbanistiche. Un numero di imputati così consistente - di per sé comunque un record - è più verosimile al tribunale collegiale dove si trattano tra l’altro i reati associativi. Ma il maxi processo - per il numero degli imputati, non per la tipologia dei reati visto che ai 70 vengono contestati l’invasione di terreni o edifici aggravata e il danneggiamento, entrambi in concorso - si è aperto ieri mattina di fronte al giudice monocratico Fabio Moretti.

Al centro del procedimento, il rave party del 12 maggio 2013 a Duna Verde, nell’edificio che un tempo era de “La Nostra Famiglia” e che già allora era in stato di abbandono.

Gli imputati - tutti ragazzi al tempo under 30, residenti per la maggior parte tra il Veneziano e il Trevigiano - sono accusati di aver partecipato alla festa che non aveva alcuna autorizzazione. Gli organizzatori, come riportato nel capo d’imputazione, «avevano manomesso e aperto il cancello di entrata e poi avevano occupato arbitrariamente la colonia dismessa di proprietà privata per dare vita a un evento musicale». Ai ragazzi viene contestato anche il danneggiamento per aver lasciato una gran quantità di rifiuti abbandonati. La colonia era di proprietà di una società di Silea, nel Trevigiano. A interrompere il rave party erano stati i carabinieri, che erano stati chiamati da alcuni residenti infastiditi per quella musica a tutto volume che era proseguita per tutta la notte e fino a mattina, proveniente peraltro da un edificio che, in teoria, doveva essere vuoto perché abbandonato. I militari dell’Arma avevano organizzato il servizio, presentandosi in forze all’ex colonia e nelle strade adiacenti alla struttura. Evidenti i segni della violazione della proprietà privata, visto che il cancello era stato manomesso. Con ogni probabilità i 70 ragazzi all’epoca denunciati, e che ora sono finiti a processo, erano solo una parte di quelli che, la notte del 12 maggio 2013, avevano partecipato al rave party, riuscendo ad andarsene prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Ieri la prima udienza del processo è stata rinviata all’11 giugno per alcuni difetti di notifiche agli imputati e alla parte offesa. I ragazzi a processo potranno chiedere di patteggiare in udienza per evitare un processo che, sulla carta, si annuncia molto lungo se non altro per il numero consistente di parti coinvolte. E la prescrizione del reato non è poi così distante: il colpo di spugna è previsto a novembre 2020.

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