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«Salvaguardata la qualità della scuola»

Santa Maria di Sala. La dirigente scolastica regionale spiega come avviene la “dispensa” e perché i tempi sono così lunghi

SANTA MARIA DI SALA. «È necessario salvaguardare la qualità del servizio scolastico», così, Daniela Beltrame, la dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale regionale del Veneto in merito al licenziamento dell’insegnante che scriveva scuola con la Q, sciacquone senza C e italiano con due T. Un caso destinato a fare scuola verrebbe da dire e in tutti i sensi. È d’accordo? «In tutte le regioni italiane», risponde la Beltrame, «sono sempre state disposte dispense dal servizio per incapacità didattica (articolo 512 del testo unico in materia di istruzione scolastica del 1994).

Nel Veneto negli ultimi tre anni sono state disposte tre dispense di questa tipologia. Si tratta di un rimedio estremo, che determina la cessazione del rapporto di lavoro con un docente, al quale si deve fare ricorso quando non sono possibili altre soluzioni organizzative e si rende necessario salvaguardare la qualità del servizio scolastico».

Come mai se l’insegnante aveva già ricevuto una prima ispezione nel 2011, non la si licenziò subito, a fronte di tutte le lamentele e degli errori grammaticali comprovati?

«Perché è un rimedio estremo che, per essere valutato legittimo dal giudice del lavoro, deve essere preceduto da specifiche procedure di contraddittorio con l’insegnante interessato. Non bastano le lamentele dei genitori e non è mai opportuna l’ingerenza dei sindaci. La prima regola è che la capacità didattica deve essere accertata da un ispettore tecnico in servizio presso l’Ufficio scolastico regionale, il quale deve assistere alle lezioni in classe del docente per “registrare” le effettive competenze professionali. Sulla base della relazione ispettiva deve poi essere disposto un atto di contestazione, notificato all’insegnante, che focalizza le carenze riscontrate, con l’invito a presentarsi a un’audizione».

Diede Lei il via libera affinché la docente tornasse in cattedra?

«Non c’è stato nessun “nulla osta alla ripresa del sevizio”. Il procedimento di contestazione, audizione, motivazione e notifica richiede tempi tecnici che sono ineliminabili per garantire la legittimità del provvedimento finale e per evitare che il giudice del lavoro annulli l’atto di dispensa, reintegrando l’insegnante nel posto di lavoro con la “restitutio in integrum” del lavoratore” .

Che poteri hanno i dirigenti per intervenire in casi limite come questi?

«Nessun dirigente scolastico può agire da solo, ma deve interagire con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale che dispone la visita ispettiva, con un dirigente tecnico ispettivo e con i funzionari giuridico-legali dell’ufficio scolastico».

Questo caso dimostra come la scuola pubblica possa funzionare se i dirigenti hanno gli strumenti per poter agire. Cosa ne pensa?

«Credo che un livello minimo di garanzia di imparzialità sia necessario e ineliminabile. Finché gli insegnanti saranno dipendenti pubblici dovranno essere reclutati per concorso pubblico, come prescritto dalla Costituzione. Se, poi, messi alla prova dell’insegnamento nelle classi, dimostrano effettive lacune incompatibili con la qualità del servizio,

anche la procedura per il loro licenziamento deve essere imparziale e deve soddisfare le garanzie di contraddittorio e di legittimità della motivazione che i giudici del lavoro pretendono anche per i licenziamenti di singoli lavoratori privati».

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