Quotidiani locali

In mille per gridare “Sì all’accoglienza”

La manifestazione si è svolta ieri pomeriggio pacificamente tra Sottomarina e il Corso, ma nell’indifferenza dei residenti

CHIOGGIA. Più di mille persone hanno sfilato pacificamente ieri pomeriggio lungo le strade di Chioggia per dire no al razzismo e sì all’accoglienza nella marcia per l’umanità organizzata da Veneto Accoglie, in collaborazione con Chioggia Accoglie. Un lungo serpentone colorato, composto per la maggior parte da migranti, profughi o rifugiati, accompagnati da associazioni arrivate da tutto il Triveneto con ogni mezzo: pullman, treno e mezzi privati. Tanta musica, striscioni colorati con ogni genere di messaggio e, soprattutto, molte storie raccontate lungo il cammino. Sono arrivati alla spicciolata, in piazzale Europa, luogo di ritrovo, che alle 15 già offriva un gran colpo d’occhio.

Bandiere di ogni tipo, anche con il leone di San Marco ma con l’arcobaleno sul bordo. Ci sono i ragazzi (anche se non proprio giovanissimi) del Rivolta, ci sono le bandiere dei sindacati di base, dei Cobas, di Opzione Zero, del partito antifascista tedesco. Non ci sono i contestatori, cui è stata negata la contromanifestazione anche a Venezia e allora tutto fila liscio con gran sospiro di sollievo delle forze dell’ordine, presenti ma non in modo massiccio. La musica predominante è quella dei Pitura Freska, un po’ perché siamo nel Veneto, un po’ perché il gruppo era molto vicino alle problematiche dei migranti.

“Papa Nero”, la hit più gettonata, ma anche “l’ombelico del mondo” di Jovanotti, oltre ad altri gruppi meno noti. «Dice che non è razzista, ma è razzista e non lo sa», è il ritornello di una canzone sparata a tutto volume. In prima fila ci sono loro, i migranti, oggetto spesso di critiche piuttosto feroci sui social. «Vogliamo rivendicare i nostri diritti», dice un ragazzo africano durante una delle tante soste del tragitto che ha condotto il corteo fin sotto il municipio, «entrare nel futuro di questa bella Italia» .

Ed il futuro, secondo gli ideatori della marcia, passa anche attraverso lo ius soli, come recita uno degli striscioni più grandi: “lo ius soli è solo il primo passo, cittadinanza per tutti subito” . In testa al corteo c’è il banner “side by side” e subito dietro ecco il gruppo di Emergency. E ancora: “No one is illegal” , nessuno è illegale srotolato in un enorme striscione rosso. Quindi: “l’unica razza che conosco è quella umana” , “Io sono del colore di colui che è perseguitato” e tanti altri ancora. Sono in tanti, arrivano dal Gambia, dal Senegal, dalla Nigeria, ognuno con una storia da raccontare, ognuno con la propria speranza. Il serpentone si snoda lungo viale Veneto e si ferma in piazza Aldo e Dino Ballarin. Manca il mondo della politica locale, c’è praticamente solo Barbara Penzo del Pd assieme a Maria Chiara Boccato, separata in casa del Movimento 5 Stelle. Stefano Ranzato di Chioggia Accoglie ha il suo ben daffare per coordinare il corteo secondo le direttive delle forze dell’ordine che assistono in maniera molto discreta. Sul ponte dell’Isola dell’Unione è il momento del ricordo di alcuni profughi che da noi hanno perso la vita: Salif Traorè, Sandrine Bakayoko, Pateh Sabally,

morto annegato in canale a Venezia, Mariam Traorè, Abubakar Zulukanahini, Bakary Diaby e Nyarkoa Vida. E i chioggiotti? Restano indifferenti. «È per questo», dice un esponente della Caritas diocesana, «che è molto difficile lavorare in questo campo».

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