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«Ho licenziato quella maestra per il bene della nostra scuola»

Parla Bertilla Mason la dirigente scolastica di Santa Maria di Sala che ha sospeso e fatto allontanare l’insegnante elementare che non conosceva nemmeno l’italiano. Il giudice le ha dato ragione

SANTA MARIA DI SALA. «La scuola non è un refugium peccatorum dove mettere tutti». La dirigente scolastica Bertilla Mason, dell’istituto comprensivo Cordenons, commenta la notizia del licenziamento dell’insegnante che scriveva scuola con la Q e sciacquone senza C. «C’è questa mentalità», dice la preside, «che nel pubblico bisogna salvare il posto e invece non è assolutamente così». Mason è intervenuta subito, controllando lei stessa la maestra e chiedendo l’ispezione da parte dell’ufficio scolastico regionale.

Un caso scoppiato a novembre 2015, quando i genitori dei 39 bambini delle classi 1A e 1B della scuola primaria Papa Sarto di Veternigo, si erano rivolti alla dirigente, quaderni alla mano: «Non sa l’italiano», avevano detto, «i nostri figli copiano gli errori alla lavagna. Meglio tenerli a casa». E così era stato: sciopero per otto giorni consecutivi. L’insegnante venne poi sospesa fino al 17 marzo 2016 per un provvedimento disciplinare. Su di lei gravava anche la procedura di licenziamento. Ma a marzo 2016 era arrivata la notizia che la docente sarebbe potuta rientrare e i genitori avevano ricominciato lo sciopero. Questo aveva indotto anche i carabinieri e il sindaco di Santa Maria di Sala, Nicola Fragomeni a intervenire. Così la preside decise di licenziare l’insegnante.

La docente ricevette una dispensa dall’insegnamento per “asserita incapacità” professionale. La maestra fece ricorso al giudice e lo perse. Quindi presentò ricorso anche al giudice del lavoro. E ora l’epilogo: ricorso respinto e maestra licenziata. Non solo, il giudice ha ritenuto inammissibile anche la domanda con cui l’insegnante chiedeva di essere destinata ad altre mansioni o in un altro istituto.

Insomma un esempio di come la scuola, se si vuole, può funzionare. «Mi sono presa l’onere di una scelta così pesante», dice Bertilla Mason, «dopo notti insonni. I genitori non avrebbero nemmeno chiesto il licenziamento e questo rende l’idea della mia solitudine. Non sono contenta del licenziamento perché non si è mai contenti quando qualcuno rimane a casa, ma sono orgogliosa di aver fatto qualcosa di buono per la scuola. Questa insegnante era una maestra e non si capisce perché ci debbano essere maestre che lavorano e altre che non fanno nulla». Anche il sindaco Nicola Fragomeni ieri ha ringraziato la dirigente: «Un po’ di giustizia. Grazie ai genitori, alla dirigente e ai giudici».

Sul caso interviene

l’assessora regionale Elena Donazzan: «Certamente il caso della docente in questione è grave ma è l’eccezione perché la qualità della scuola italiana è molto alta».

Resta però una domanda: chi ha permesso che questa docente insegnasse?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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