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Fermato in Etiopia al prete sequestrano gli oggetti religiosi

Don Mario Porcù, parroco di Ca’ Fornera, aveva acquistato crocifissi e icone: all’aeroporto gli addetti portano via tutto

JESOLO. Prete di Jesolo fermato in Etiopia, gli addetti nell’aeroporto di Addis Abeba gli sequestrano oggetti e immagini sacre regolarmente acquistati e contenuti in valigia con la giustificazione che erano parte del patrimonio artistico. Don Mario Porcù, parroco nella frazione di Ca’ Fornera, dove ha da poco festeggiato i 25 anni di attività, è uno di quei preti pieni di vita ed energia che salgono in moto, a cavallo, viaggiano in tutto il mondo. I parrocchiani lo amano. Questa avventura non gli era mai capitata e al rientro da quel viaggio ha deciso di raccontare la sua esperienza e protestare anche con chi ha organizzato il viaggio.

«Devo dire che il viaggio, organizzato dall’agenzia “Consulenza Viaggi Vacanze” di Mirano, si è svolto regolarmente», racconta don Mario, «visitando parte di questo Paese bellissimo che è l’Etiopia, ricco di simpatia e di accoglienza. Ma il brutto è arrivato alla fine, all’aeroporto di Addis Abeba, quando, nel controllo bagagli, mi hanno fatto aprire la valigia e l’addetta di turno, in maniera a dir poco scortese, senza fare alcun verbale, mi ha sequestrato tutto quello che avevo acquistato durante il viaggio. L’Etiopia è un Paese ricco di spiritualità e gli acquisti che avevo fatto, considerando che sono un prete e che li avevo decisi come servizio alla parrocchia della quale sono responsabile, erano tutti di carattere religioso e chiaramente moderni. Crocifissi in metallo, immagini religiose in legno che avevo comprato per la strada e in negozi visitati, indicati dalla guida, che era anche il tour operator, nel corso del viaggio. Mi sarei aspettato almeno un sostegno di interprete da parte della guida che invece, dichiarando che l’addetta ai controlli lo aveva minacciato di un controllo bagagli di tutto il gruppo, con la conseguente perdita del volo, mi ha invitato a lasciar perdere e a raggiungere il gruppo senza fare alcuna resistenza».

Tornato a casa, il prelato è venuto a sapere da un’agenzia viaggi di Mestre che il sequestro di cui era stato vittima costituiva un evento abituale, perpetrato dai controlli aeroportuali, con la motivazione, a loro assoluto giudizio, che si tratta di materiale di interesse artistico nazionale.

«Mi sono rivolto al Consolato Italiano di Addis Abeba», ricorda il sacerdote, «dal quale ho ricevuto molta comprensione, ma con nessun risultato sul piano pratico, come la restituzione o rimborso di quanto avevo regolarmente acquistato. Le mie rimostranze sono rivolte anche all’Agenzia di Mirano, lamentando il fatto che nessuno ci avesse informato prima della partenza, né nel corso del viaggio, di quanto poteva accadere. La risposta è stata che la guida aveva fatto tutto quello che doveva e l’agenzia non era assolutamente responsabile dell’accaduto».

«E l’informazione?», si chiede

in ultima analisi il parroco, «per questo invito chiunque dovesse recarsi in Etiopia a cautelarsi nei confronti di quanto potrebbe capitargli». Altrimenti gli capiterà quello che è successo a lui: il sequestro di quello che ha regolarmente comprato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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