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si tenevano in un capannone di spinea 

Combattimenti tra cani un altro rinvio al processo

SPINEA. È stata rinviata nuovamente l’udienza – stavolta al 18 maggio – e rischia chiaramente la prescrizione la vicenda di chi a Spinea organizzava combattimenti tra cani e tra cani e cinghiali e...

SPINEA. È stata rinviata nuovamente l’udienza – stavolta al 18 maggio – e rischia chiaramente la prescrizione la vicenda di chi a Spinea organizzava combattimenti tra cani e tra cani e cinghiali e maiali in un capannone abbandonato della zona industriale. I ritardi nel processo sono stati causati prima da errori di notifica. Il 26 gennaio scorso è slittata perché il giudice era malato. La nuova udienza è fissata per il 18 maggio davanti al giudice Enrico Ciampaglia. Protagonisti sono Luis Marchiori, Franco Cagnin, Roberto Franchini e Matteo Alberti (difeso dall’avvocato Alessandro Menegazzo), residenti tra la Riviera, Spinea e Quarto, accusati di maltrattamento di animali con l’aggravante di organizzazione di combattimenti.

I fatti sono del 2011, quando i carabinieri di Mestre, che cercavano droga, hanno trovato un allevamento di cani. Il sospetto è stato che fossero usati in combattimenti, proibiti in Italia. I militari arrestarono Marchiori: aveva una pistola con matricola abrasa. Nel suo giardino c’erano nove cani dogo argentini, razza utilizzata per la caccia grossa, stanare e uccidere cinghiali. L’articolo nel codice penale, 544 quinquies, punisce chi organizza combattimenti tra animali con pene che variano da uno a tre anni di reclusione. La pena è aumentata di un terzo se questo tipo di attività è compiuta da persone armate e se i combattimenti sono promossi attraverso filmati o riproduzioni fotografiche, come accade spesso. I combattimenti erano stati organizzati insieme ad altre tre persone della zona, all’interno di un capannone

e per i filmati venivano portati anche dei cinghiali. Spesso i combattimenti si concludevano con la morte degli animali. Ma se si arrivasse a una sentenza di condanna nel 2018, basterebbe la richiesta di appello per far scattare la prescrizione.

Alessandro Abbadir

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