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«I predoni delle slot volevano un alto tenore di vita»

Le intercettazioni. A uno dei banditi servivano 8 mila euro per pagare la retta della scuola d’inglese di lusso alla figlia in Romania

MESTRE. Non erano ladri mossi da marginalità sociale o precarietà economica. «L’attività delittuosa», scrive il gip David Calabria nell’ordinanza, «è lo strumento prescelto dagli indagati per assicurare, a se stessi e alle famiglie, un elevato tenore di vita». Georgian Miron, finito in carcere ieri, aveva ad esempio il chiodo fisso della retta per la scuola d’inglese della figlia in Romania e per questo gli servivano 8mila euro. Che si procurava con i colpi alle slot.

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“L’ufficio” e “i giocattoli”. Nel linguaggio in codice, “l’ufficio” era la sala Bingo di Mestre dove i malviventi avevano il loro quartier generale. “I giocattoli”, invece, gli attrezzi da scasso. Scrive il gip che i colpi messi a segno ricalcano tutti lo stesso copione: «Sopralluoghi; incontro dei partecipanti ai furti generalmente nella sala Bingo di Mestre; effrazione delle porte con uso di strumenti spesso nascosti in vista dei colpi nelle immediate vicinanze dell’obiettivo; disattivazione dell’impianto di allarme mediante il ricorso a uno spray spruzzato nei giorni immediatamente precedenti sui sensori».

Ferito durante l’assalto. I colpi venivano studiati a tavolino. Ma non sempre andavano come previsto. È il 2 novembre 2016 quando la banda punta alla sala scommesse “Mega Sala Slot” in via Piave a Mestre. George Daniel Ganea, difeso dall’avvocato Mauro Serpico, si ferisce mentre sta cercando di manomettere la grata della finestra. «Mi sono fatto tanto male alla testa. Se c’è qualcosa tesoro, io sono stato con te fino a poco fa, va bene», dice al telefono l’indagato alla fidanzata mentre è in pronto soccorso.

Il cinese con la mazza. Altro imprevisto quello che si era presentato dinnanzi alla banda durante l’assalto al bar “Fox’s” di Zianigo. «Maledetto il cinese! Ci ha rovinato il piano. Aveva una mazza che era più grande di lui», aveva detto Laurentiu Storea, anch’egli difeso dall’avvocato Serpico.

Piccolo paese. L’11 dicembre 2016 la banda vuole colpire a Maerne. Storea si raccomanda con Miron, Diaconu e Ganea di «prestare attenzione alle macchine, a tutto, perché siamo in un paesino e qualunque ci vede chiama la polizia».

Guardie e ladri. L’arrivo dei carabinieri manda in fumo il colpo al “Vanity Cafè” di Martellago il 16 gennaio 2017. Ganea, che fa il palo, dà l’allarme. Ognuno scappa per la sua strada. Miron chiama la moglie: «Qui è tutto male, sono due ore che sto correndo per i campi e non riesco a seminarli. Ritarderò un po’, ho chiamato per avvisarti, le chiavi di casa le ho».

«Ce la siamo vista brutta». Il colpo da “Amigos” in via Forte Marghera va a segno. Ma arrivano i carabinieri. Storea ne parla con il fratello: «Quando abbiamo guardato... indovina chi c’era? Le merd... Ci hanno rincorso e non sapevamo cosa fare. Ce la siamo vista brutta! Ci è mancato un pelo...».
 

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