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Nuovo blocco produttivo Safilo si ferma due giorni

Santa Maria di Sala. Lavoratori in ferie forzate il 12 e 13 febbraio, il 5 vertice con l’azienda. La Filctem Cgil: «Crisi grave, rischio licenziamenti più concreto»

SANTA MARIA DI SALA. Nuovo blocco produttivo alla Safilo di Santa Maria di Sala. La produzione si fermerà completamente i prossimi 12 e 13 febbraio. I lavoratori verranno messi in ferie forzate. Intanto un incontro fra sindacati e vertici dell’azienda è in programma per lunedì 5 febbraio per chiarire prospettive che appaiono sempre più fosche.

«Siamo preoccupati», spiega Davide Camuccio della Filctem Cgil, «e sconcertati per questa nuova decisione dell’azienda che ha annunciato un blocco produttivo per il 12-13 febbraio. Un segnale che sta ad indicare una crisi produttiva senza precedenti. Se non riusciamo fermare questo brutto andazzo c’è veramente da preoccuparsi. All’azienda chiederemo che blocchi in modo completo ogni possibilità che vengano fatti dei licenziamenti. La situazione è pesante, è il secondo blocco produttivo che si verifica dopo le ferie forzate dal 23 dicembre all’8 gennaio, ma stavolta le festività non c’entrano per nulla. Si tratta del fatto che mancano ordinativi e lavoro».

Alla Safilo di via Noalese lavorano oltre 600 operai. Sulla crisi della Safilo a Santa Maria di Sala e negli altri due siti del gruppo sono stati annunciati esuberi per quasi 350 persone. Lo scorso aprile l’azienda aveva dichiarato di voler produrre entro il 2020 il 70% dei propri articoli in Italia, mentre in autunno ha annunciato la firma di accordi per allargarsi nei mercati del Sud America, dell’Asia centrale e dell’Estremo Oriente. Safilo ha dichiarato centinaia di esuberi nelle sedi italiane: 38 a Padova, 206 addetti alla produzione a Longarone – dove nell’aprile 2017 non era stato rinnovato il contratto a 67 lavoratori interinali – e altri 100 a Santa Maria di Sala, che già aveva perso 61 addetti a tempo determinato nel periodo prenatalizio. E non va meglio in Friuli, nello stabilimento di Martignacco e soprattutto a Ormož, Slovenia, dove 228 degli 846 dipendenti hanno ricevuto l’avviso di licenziamento. Le assemblee fra i lavoratori in questi giorni hanno anche ipotizzato forme di lotta dure se l’azienda diretta dall’amministratore delegato Patrizia Delgado non rinuncerà ai tagli in programma. Fra le soluzioni per i lavoratori a tempo indeterminato di Santa Maria di Sala per evitare la

mobilità ci sono i part-time e i prepensionamenti oltre alla cassaintegrazione. Una soluzione quella del part-time a cui non ha chiuso la porta Femca Cisl, considerando che la prospettiva non è invisa ai lavoratori del sito miranese, per il 75% donne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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