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In coma per un pugno, in due a giudizio

Camponogara. La vicenda nel 2016: Marco Livieri aggredì l’amico, poi con un complice finse di averlo trovato per strada

CAMPONOGARA. La nottata era terminata con un 43enne componente della compagnia finito in coma dopo essere stato colpito da un pugno. Un colpo così forte che l’uomo aveva perso l’equilibrio, battendo la nuca sul pavimento e riportando lesioni gravi. Per questo episodio, che risale al febbraio 2016, in due finiranno davanti al giudice. Marco Livieri dovrà rispondere dell’accusa di lesioni gravi (difensore Daniele Marchiori); l’amico Luca Agnoletto di favoreggiamento (difensore Alessandro Menegazzo). Lo ha deciso ieri mattina il giudice per l’udienza preliminare Gilberto Stigliano Messuti, disponendo il rinvio a giudizio - come richiesto dalla pubblico ministero Elisabetta Spigarelli - per i due imputati, già con precedenti per furti e rapine. La prima udienza del procedimento è stata fissata per il 28 maggio davanti alla giudice monocratica Alessia Capriuoli. Sarà un’udienza filtro, nella quale la vittima potrà costituirsi parte civile per chiedere i danni.

Stando alla ricostruzione di quanto accaduto quel giorno di febbraio di due anni fa, il gruppetto formato da cinque persone - tra cui Livieri e Agnoletto - aveva trascorso assieme il pomeriggio e poi la serata in casa di Livieri a Sambruson. Lì, per motivi che non erano mai stati chiariti, era scoppiata una lite tra la ragazza del gruppo e un uomo. Secondo quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica, a quel punto Livieri si sarebbe intromesso nella discussione e avrebbe sferrato un pugno violentissimo all’indirizzo del 43enne che stava litigando. Un colpo da ko: l’uomo era caduto, battendo la testa sul pavimento. Immediatamente i quattro testimoni si erano resi conto che le condizioni del loro amico che aveva appena ricevuto il pugno erano molto gravi. Aveva difficoltà a respirare, giaceva immobile a terra. Il 43enne era stato portato al Pronto soccorso dove i medici avevano diagnosticato un quadro clinico molto grave. Ma agli inquirenti, Agnoletto aveva raccontato di aver trovato lungo la strada, di fronte alla stazione ferroviaria di Calcroci, l’amico in quelle condizioni, omettendo quindi di raccontare del litigio che si era concluso con il pugno.

La vittima nel frattempo era stata trasferita all’ospedale dell’Angelo di Mestre in stato di coma. Era stato operato alla testa per ridurre le lesioni provocate dalla caduta e dopo quel giorno era iniziato un lungo periodo di convalescenza.

Le indagini erano scattate immediatamente, su segnalazione dei medici del Pronto soccorso che avevano avvertito i carabinieri. Erano state sentite le quattro persone presenti a quella serata. Ma mentre le posizioni di due di loro erano state stralciate direttamente dalla Procura, le indagini erano proseguite nei confronti del presunto aggressore e dell’amico che avrebbe cercato di coprirlo, raccontando una versione diversa dell’accaduto. «Non si è trattato di favoreggiamento, ma di un comportamento del tutto estemporaneo ed irripetibile non progettato e causato dalla drammaticità del momento», aveva chiarito al tempo l’avvocato Menegazzo in relazione alla posizione del suo assistito che dovrà rispondere davanti alla giudice di favoreggiamento.

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