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Corsa in auto, uccise un operaio «Chiedo perdono alla famiglia»

Eraclea. Lettera dal carcere di Kajtaz Kukiqi, il giovane kosovaro accusato insieme al cugino di omicidio stradale e omissione di soccorso di Giuliano Babbo, che stava tornando a casa dal lavoro

ERACLEA. «Sono consapevole della mia responsabilità e della gravità della mia condotta. A soli 21 anni ho spezzato una vita e questa cosa mi segnerà per tutta la mia esistenza. Voglio pagare per quanto successo, sperando nel perdono delle persone a cui ho provocato dolore». Per la prima volta da quando è stato arrestato il 25 maggio scorso, parla Kajtaz Kukiqi, il giovane kosovaro di Cessalto accusato assieme al cugino Edmon Balaj (ora libero) di omicidio stradale, omissione di soccorso e della violazione dell’articolo 9ter del codice della strada che punisce le gare di velocità in strada per la morte di Giuliano Babbo, 53 anni di Brian di Eraclea. Lo fa attraverso un memoriale che, attraverso i suoi nuovi difensori Stefania Pattarello e Giorgio Pietramala, è stato depositato in Procura, all’attenzione della pubblico ministero Carlotta Franceschetti, ed è stato inviato all’avvocato Franco Zorzetto, che rappresenta i familiari della vittima.

«Colpa della mia negligenza». Kukiqi ha scritto il memoriale nella cella di Santa Maria Maggiore dove è recluso da ottobre, dopo che la Cassazione aveva rigettato l’appello della difesa che si era battuta per il mantenimento degli arresti domiciliari per l’allora indagato. «Per la prima volta vorrei parlare dell’incidente accaduto la notte del 25 maggio 2017 dove, a causa della mia negligenza, ha perso la vita il signor Babbo», scrive Kukiqi in apertura del suo memoriale, «Dal momento dell’arresto non ho mai trovato il coraggio di farlo, ho avuto sempre paura di quello che mi stava accadendo e per questo non ho mai fatto niente».

Le scuse. «Nessuna scusa da parte dei due cugini», aveva sottolineato, nel giorno del rinvio a giudizio arrivato lo scorso novembre, il legale che rappresenta i genitori e le sorelle di Giuliano Babbo, ucciso nello scontro con l’Audi A3 di Kukiqi mentre stava tornando a casa dopo il turno di lavoro alla “3B” di Salgareda. «Non ho mai chiesto scusa alla famiglia del signor Babbo. Sono consapevole che ciò non cambierà quanto accaduto, ma è importante che io lo faccia», scrive ancora il 21enne, «Chiedo scusa a tutti i suoi familiari, soprattutto alla mamma e al papà. Mai avrei voluto provocare tanto dolore e per questo anche io soffro ogni giorno. Non solo, chiedo scusa a tutta la comunità di Eraclea sconvolta dalla morte del signor Giuliano».

L’incidente. La parte centrale del memoriale depositato dagli avvocati Pattarello e Pietramale è incentrata sulla ricostruzione, secondo il racconto di Kukiqi, di quella notte lungo via Mario Del Monaco a San Donà. Prima lo schianto con la Ford Focus di Babbo - secondo l’ipotesi dell’accusa in seguito a una corsa spericolata ingaggiata con il cugino Balaj - poi la fuga fino a Trieste (le forze dell’ordine avevano calcolato che il tratto San Donà-Trieste, 110 chilometri, era stato coperto in mezz’ora di autostrada), dove il 21enne era arrivato in pronto soccorso per farsi medicare le ferite provocate dall’incidente, certo di averla fatta franca. Non era stato così: i due cugini erano stati arrestati. «Circa le cause dell’incidente, non c’è molto da dire: ho intrapreso un sorpasso spericolato e perdendo il controllo della macchina ho urtato con violenza il veicolo del signor Babbo che proveniva dalla corsia

opposta», racconta il kosovaro, «L’urto è stato molto forte e subito dopo non ho capito più nulla. Ho avuto paura, mi sentivo stordito e non ho avuto il coraggio di vedere cosa fosse successo, per questo sono scappato. Anche di questo chiedo scusa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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