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La sfida di Panfilio, abbandonato da tutti

Solo in 15 accettano l’invito del sindaco per andare a protestare a Roma: «La gente ha tanta rabbia ma la spreca sui social»

CONA. Alla fine l’appello rivolto ai propri concittadini dal sindaco di Cona Alberto Panfilio, è caduto praticamente nel vuoto. Solo una quindicina di persone, infatti, hanno aderito all’invito del primo cittadino conense di accompagnarlo a Roma, martedì, al Ministero delle Infrastrutture, per far sentire la voce del paese sulla vergognosa situazione del centro di accoglienza per migranti nella ex base militare di Conetta. «Se siamo uniti», aveva detto Panfilio, «e protestiamo a Roma è più f ...

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CONA. Alla fine l’appello rivolto ai propri concittadini dal sindaco di Cona Alberto Panfilio, è caduto praticamente nel vuoto. Solo una quindicina di persone, infatti, hanno aderito all’invito del primo cittadino conense di accompagnarlo a Roma, martedì, al Ministero delle Infrastrutture, per far sentire la voce del paese sulla vergognosa situazione del centro di accoglienza per migranti nella ex base militare di Conetta. «Se siamo uniti», aveva detto Panfilio, «e protestiamo a Roma è più facile che il nostro grido di allarme venga ascoltato, ma se non ci sono le “truppe” l’esercito non va da nessuna parte. Perché in fondo è molto più facile scrivere nefandezze dietro la tastiera di un computer che non aver il coraggio di andare contro le istituzioni che hanno voluto questa cosa».

Il cittadino di Cona, va detto, ha la sensazione che combattere contro i poteri forti sia una battaglia persa, mentre scagliarsi contro i profughi sia evidentemente molto più semplice. «Se andate a Roma», ha urlato uno dei residenti presenti alla riunione di venerdì sera al centro civico, «ricordate al governo che c’è mezza Italia terremotata e che i moduli abitativi servono lì e non alla base di Conetta».

C’è comunque anche molta delusione in chi ha gestito la situazione dal punto di vista politico. Come dire: a chi sta al governo, di Cona interessa davvero molto poco. «Che cosa volete che importi», ha detto un altro dei presenti, «a Roma di una piccola comunità, con un bacino di voti molto esiguo, come Cona?» E come dare torto a chi si è visto catapultato in una realtà davvero vergognosa per un paese civile, una situazione decisa sulla pelle della gente del posto ma anche sulla pelle degli stessi migranti, ammassati in lager più simili a stalle che non a centri di accoglienza che, di fatto, di accogliente non hanno proprio nulla. «La cosa che fa ancor più riflettere», dice ancora Alberto Panfilio, «è che tutti i prefetti che hanno contribuito alla creazione di questo mostro sono stati tutti promossi. Non è da meno quella politica, anche di centrodestra, nella quale un tempo mi riconoscevo, che ha speculato per i propri fini sulla situazione di Conetta. Mi ha fatto molto male sentir dire che da altre parti non c’è la stessa situazione perché sono più forti».

Insomma un Panfilio che si sente praticamente abbandonato da tutti: dalle istituzioni, che invece di dare risposte hanno creato solo problemi, ma anche dai suoi stessi concittadini che schiamazzano alle spalle del loro sindaco che però lo mandano “in guerra” da solo. «Cona», afferma amareggiato Alberto Panfilio, «è un comune di dimensioni elevate ma demograficamente piccolo. Quindi a Pegolotte o da altre parti, che sono territorialmente distanti, ciò che succede a Conetta interessa relativamente poco. E allora il mio compito», conclude il sindaco, «sarà quello di chiedere alla politica come il nuovo governo avrà intenzione di risolvere il problema, a cominciare dalla decisione sui moduli abitativi».

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