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In marcia nel segno degli immigrati

Mira. In 200 alla veglia della pace celebrata dal Patriarca e dedicata all’accoglienza

ORIAGO. Oltre 200 persone ieri sera hanno partecipato alla marcia-veglia diocesana per la pace, con il Patriarca Francesco Moraglia. L’iniziativa è stata organizzata dalla Pastorale sociale e del lavoro del Patriarcato di Venezia insieme alla Pastorale giovanile diocesana Pax Christi e con la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali. In chiesa a San Pietro di Oriago anche il sindaco, Marco Dori. «Abbiamo pensato di vivere la marcia della pace» ha detto don Marco De Rossi, direttore della Pastorale sociale introducendo l’iniziativa, «nella zona della Riviera del Brenta che, appena due mesi fa, ha vissuto l’emergenza dell’accoglienza ai tanti richiedenti asilo usciti da Cona». Dopo un filmato che narrava le peripezie dei migranti in arrivo a Lampedusa, è intervenuto un giovane del vicariato di Gambarare che ha partecipato ai momenti dell’accoglienza ai richiedenti asilo a di novembre. Il 27enne ha spiegato che lui come tanti suoi coetanei ha dato la sua disponibilità ad aiutare i profughi. È stata ascoltata, poi, una famiglia veneziana che ha accolto una famiglia siriana giunta in Italia attraverso i canali umanitari, mentre una donna di Mestre ha raccontato la sua esperienza di accoglienza nei riguardi di persone e gruppi spesso tenuti ai margini della società. Da San Pietro ha preso il via, quindi, costeggiando le sponde del Naviglio, la breve marcia della pace che ha avuto come meta la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, sempre ad Oriago, in via Venezia cioè sulla Brentana. Qui ha proposto la sua riflessione il Patriarca. Moraglia nella chiesa di Santa Maria Maddalena gremita di fedeli, ha ricordato l’importanza della partecipazione e la necessità di aprire i cuori alla tragedia dei migranti e di chi cerca salvezza in un mondo migliore per sé e per la propria famiglia. Il Patriarca ha citato l’esempio virtuoso di Santa Francesca Cabrini con gli immigrati italiani in Sudamerica. Successivamente sono state lette le struggenti lettera di immigrati veneti. «La storia si ripete», ha concluso il Patriarca, «cambiano ruoli e personaggi. Oggi siamo noi ad accogliere, ieri eravamo noi. Tutto inizia dalle persone e dalle comunità. Le strutture sono opere delle persone e delle comunità».

Alessandro Abbadir