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Così la cooperativa Edeco vince gli appalti

Nata nel 2011 come Ecofficina, gestiva asili e biblioteche. Poi il balzo con i centri per i profughi

CONA. Il reato per cui si indaga è uno dei più gravi: associazione per delinquere. E ora paiono spuntare subappalti da parte della cooperativa ad amici e parenti. Giovedì scorso la base militare di Conetta, che ospita 719 richiedenti asilo, la sede della cooperativa che la gestisce e le società a essa collegate sono state perquisite, da cima a fondo, dalle Fiamme gialle. Innumerevoli i documenti e le fatture che la guardia di finanza sta vagliando, se si pensa che l’anno scorso la cooperativa ha effettuato lavori per quasi quattro milioni di euro. Ma a finire nel mirino sarebbero le carte riguardanti i costi di gestione e i servizi che ogni giorno la cooperativa somministra ai richiedenti asilo. Un bando che prevede 34,98 euro a migrante, per la mensa gli euro sono 13. Ma non è la prima volta che la Edeco, ex Ecofficina, finisce sopra i tavoli giudiziari; tanto che era stata ribattezzata la “cooperativa pigliatutto che fa affari con i profughi” .

Una cooperativa, la ex Ecofficina, nata nel 2011, che operava negli asili e nelle biblioteche, la cui attività di queste sembra un ricordo ormai lontano, dato che nel giro di cinque anni, dal 2013, si era aggiudicata i centri di accoglienza di mezzo Veneto, da Venezia a Vicenza, da Padova a Rovigo fino a Treviso. Migliaia i richiedenti asilo ospitati, un bilancio cresciuto in maniera esponenziale e un curriculum di tutto punto. Già indagata per truffa aggravata, falso, maltrattamenti, ora anche per “associazione a delinquere nella frode in pubbliche forniture” .

La prima indagine la aprì la Procura di Rovigo, due anni fa, con un’inchiesta per truffa aggravata ai danni dello Stato e maltrattamenti a carico dell’ex presidente Gaetano Battocchio e Sara Felpati (moglie di Simone Borile, gestore del centro di Conetta) per dei fatti avvenuti nel 2014 in un centro di accoglienza a Montagnana, nel Padovano. Ma passarono pochi mesi e la cooperativa finiva sospettata di aver contraffatto carte ufficiali del bando di accoglienza profughi Sprar 2016. Il sospetto della procura di Padova era che Battocchio e Borile avessero presentato falsi documenti, truccando una data, al comune di Due Carrare. Confcooperative aveva sospeso la società per il “troppo business” e poi l’inchiesta che aveva coinvolto anche Padova Tre, società di rifiuti e che partecipa alla nascita di Ecofficina. Simone Borile infatti era anche il vice presidente e il direttore di Padova Tre. «È da mesi», dice il governatore

Luca Zaia, «che nelle cronache nazionali si parla di inchieste su chi gestisce il mondo dell’immigrazione. Questo fa pensare alla necessità di un cambio di marcia: solo a casa loro possiamo aiutare queste persone, evitando sbarchi e partenze».

Serenella Bettin

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