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Il sospetto di una soffiata «Noi siamo tranquilli»

Borile sceglie la linea del silenzio: «Nulla da commentare, continuiamo a lavorare» Ma i vertici di Edeco pensano a una “vendetta” di qualche concorrente escluso  

CONA. Bocche cucite fra i responsabili della cooperativa Edeco nel giorno delle nuove perquisizioni che hanno coinvolto sia l’abitazione della presidente Sara Felpati e di suo marito Simone Borile, responsabile tecnico della coop, sia il centro di accoglienza di Conetta.

«Mi spiace ma non possiamo dire nulla in questo momento, non abbiamo niente da dichiarare in merito, comunque siamo tranquilli e continuiamo a fare il nostro lavoro» è la risposta di Borile. E alla linea del silenzio tiene fede anche la moglie. Non è certo la prima volta che Edeco finisce sotto la lente delle inchieste giudiziarie e dei controlli. Anzi negli ultimi due anni le verifiche sull’attività della cooperativa sono state molteplici e hanno coinvolto anche alcune strutture in cui è operativa, in particolare Conetta e San Siro a Bagnoli. Ieri mattina gli uomini della Guardia di Finanza hanno suonato alla porta dell’abitazione di Felpati e Borile intorno alle 7 e si sono fermati per circa mezz’ora.

Più lunga invece la perquisizione nell’ex base di Conetta, dove le Fiamme Gialle sono rimaste fino al pomeriggio e hanno spulciato registri, documenti e materiale riguardante l’attività svolta quotidianamente in questi due anni e mezzo di gestione. Il centro di accoglienza più grande della provincia di Venezia è arrivato a ospitare, nella tendopoli via via sempre più ampia, quasi 1.500 persone, mentre oggi ce ne sono meno circa la metà, 730. Anche nella vicina base di San Siro, cinque chilometri in linea d’aria, il numero delle presenze è passato dalle mille dell’anno scorso alle attuali 280.

Le accuse sono pesanti ma i responsabili della cooperativa affermano che si tratta di normali verifiche, come è successo in altre occasioni, ad esempio al centro di accoglienza di Bagnoli nel dicembre del 2016. Probabilmente, si azzarda lontano da microfoni e registratori, tutto è partito da qualche segnalazione, forse di concorrenti o di altri soggetti che vogliono fare le pulci all’attività della cooperativa che ha in gestione i due centri più grandi del Veneto. Il capitolato sottoscritto con le rispettive Prefetture è molto articolato e comprende tutti gli aspetti concernenti la vita quotidiana dei richiedenti asilo ospitati nella struttura. Oltre al vitto e all’alloggio vi sono la fornitura del vestiario, il versamento del pocket money di 2,5 euro al giorno per le piccole spese personali, le lezioni di lingua italiana, l’assistenza sanitaria, i trasporti per visite e gli adempimenti burocratici e molto altro ancora. Ora saranno le indagini delle Fiamme Gialle a verificare la regolarità dell’operato. «Ribadisco che non vogliamo rilasciare dichiarazioni» si limita ad aggiungere Borile «comunque siamo tranquilli e continuiamo a fare il nostro lavoro, normalmente, come tutti gli altri giorni». Anche ieri un piccolo gruppo di migranti ha protestato, come era già successo il giorno prima,

ma anche questo rientra nella “normalità” di una struttura che accoglie nella tendopoli centinaia di migranti, fra tensioni e malumori dovuti per lo più alla lunga permanenza in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato o del trasferimento.

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