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Frode sui pasti ai migranti Cona, indagati i capi di Edeco

Contestata l’associazione a delinquere, nei guai anche due funzionari pubblici

CONA. Un anno fa, la morte improvvisa della migrante ivoriana Sandrine Bakayoko in un bagno della base di Conetta. Nel corso del 2017, le continue proteste dei richiedenti asilo culminate nella marcia dello scorso novembre per chiedere condizioni di vita più dignitose all’interno del campo. Ora un’inchiesta della Procura della Repubblica di Venezia travolge il sistema dell’accoglienza ai profughi nelle sue due componenti: da un lato la cooperativa Edeco di Padova che ha in gestione l’ex base militare, dall’altro la Prefettura di Venezia. Sono sei le persone al momento iscritte sul registro degli indagati dal procuratore aggiunto Adelchi d’Ippolito e dalla sostituto procuratore Lucia D’Alessandro. Ai vertici della cosiddetta “cooperativa pigliatutto” – la presidente Sara Felpati, il marito Simone Borile in qualità responsabile tecnico, Gaetano Battocchio, ex presidente di Ecofficina (la vecchia Edeco), e Annalisa Carraro, consigliere di amministrazione subentrata a Battocchio – viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture. Per due funzionari della Prefettura lagunare, tra cui un viceprefetto, entrambi attualmente in servizio a Ca’ Corner, la Procura ipotizza la rivelazione del segreto d’ufficio. Ma l’inchiesta potrebbe allargarsi. Ieri per tutta la giornata, 90 finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Venezia, assieme al personale del Nas e dell’Usl, hanno effettuato perquisizioni a tappeto nella base di Cona, negli uffici amministrativi della Edeco e delle società collegate, in Prefettura a Venezia e nelle abitazioni degli indagati. Sequestrati documenti e supporti informatici che ora dovranno essere analizzati.

Servizio conforme? Le proteste dei migranti avevano tolto il velo sulle condizioni di vita all’interno del campo tra cibo scadente e ripetitivo, letti ammassati, bagni sporchi, freddo, servizi insufficienti. Il decesso di Sandrine, lo aveva accertato l’autopsia, era avvenuto per cause naturali. Ma per i richiedenti asilo era stata la miccia per denunciare le condizioni di vita nel recinto di Conetta. Gli accertamenti erano proseguiti sia sul fronte fiscale, sia su quello delle modalità di accoglienza. Mesi di indagini, a cui avrebbe contribuito anche una “soffiata”, sfociati nell’inchiesta di cui ieri ha dato notizia il procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi, nel giorno delle perquisizioni. Le indagini mirano a chiarire se il servizio fornito dalla Edeco ai migranti sia stato rispondente al bando per l’accoglienza. I fronti su cui si starebbero concentrando gli accertamenti, prendendo come base a quanto previsto dal bando, sarebbero quelli legati alle forniture di pasti e altro materiale, alle lezioni di italiano e all’assistenza sanitaria. Se, in altre parole, il servizio sulla carta fosse di un tipo (con relativi costi) e quello garantito agli ospiti di un altro tipo. «Stiamo valutando i rapporti tra i dati teorici, cioè i contratti stipulati con la pubblica amministrazione, e l’attività concreta svolta all’interno del centro per verificare se ci sia stata conformità», ha spiegato il procuratore capo.

Ispezioni con preavviso? L’altro filone dell’inchiesta riguarda i rapporti tra i due funzionari della Prefettura delegati alla gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo e i vertici della Edeco. «Stiamo accertando se le ispezioni venissero fatte all’improvviso, come prevedono la legge e le disposizioni prefettizie, o se ci fossero contatti tra funzionari e gestori con passaggio di informazioni sui controlli per far trovare tutto in ordine», chiarisce Cherchi. Gli inquirenti stanno lavorando per capire i motivi alla base dei presunti comportamenti illeciti da parte dei funzionari prefettizi. Un aspetto, questo, su cui l’inchiesta potrebbe allargarsi. I contatti tra i funzionari e i vertici della Edeco, con relative “soffiate”, sarebbero stati oggetto di intercettazioni finite nel fascicolo.

Le reazioni della politica. «Finalmente si iniziano a fare dei controlli seri», dice Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale, «Dietro al sistema dell’accoglienza

si è sviluppato un business vergognoso». «La situazione del campo di Cona è insostenibile: è una bomba a orologeria pronta ad esplodere», aggiunge Giulio Marcon, esponente di Liberi e Uguali, «Il ministro Minniti chiuda subito il campo».

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