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Nuova protesta a Conetta in venti bloccano la strada

Tensione nell’ex base militare dove i migranti attendono da tempo i documenti Il gestore Borile punta al decreto per aggirare il no del Comune alle “casette”

CONA . Nuova protesta dei profughi a Conetta. Ormai bastano quattro panche messe di traverso in mezzo alla strada, una decina di migranti che protesta, qualche grida e urla ed è subito tensione. Nuova manifestazione quella di ieri, poco dopo le due del pomeriggio, in via Rottanova a Conetta, dove ha sede la caserma Silvestri che da luglio 2015 ospita i richiedenti asilo. Venti migranti hanno bloccato la strada, con alcune panche e tavolini. Questo ha fatto subito allertare le forze dell’ordine, intervenute nel giro di breve con i poliziotti del commissariato di Chioggia e i carabinieri in prima linea.

Fra poco saranno tre anni di “accoglienza” e di proteste Conetta ne ha viste a bizzeffe. Alcune più “violente” , altre più pacifiche, ma le motivazioni che spingono i richiedenti asilo a protestare, sono sempre quelle: le condizioni in cui vivono all’interno dell’ex base militare, la mancanza di igiene, lo stesso cibo da anni, la mancanza di documenti, le lunghe attese per ottenere i permessi e il sovraffollamento. Ora all’interno dell’ex base i migranti sono 719, ma ci sono stati anche periodi come a luglio scorso in cui si era raggiunto il picco di 1600 richiedenti asilo. Ammassati dentro enormi tendoni dove dormivano anche in 140. Impossibile convivere.

Di etnie in quell’ex base militare se ne sono contate ben 15: Nigeria, Guinea, Zambia, Senegal, Mali, Costa D’Avorio, Bangladesh, Pakistan, Afghanistan, Sierra Leone, Somalia, Etiopia, Congo, Ghana e Camerun. Per fare un menù che andasse bene per tutti ci sono voluti sei mesi. Per non parlare del fatto che lì dentro da tempo convivono cristiani e musulmani. I musulmani hanno la loro moschea dove pregare, si sente anche il canto del muezzin; e i cristiani hanno i loro spazi per la preghiera. Messe cantate, anche con canti africani, dove i migranti pregano e intonano qualche accordo con la chitarra. Ma ieri i profughi sono nuovamente scesi in piazza, perché lì dentro dopo quasi tre anni è impossibile stare. E dire che proprio in questi giorni il Governo si sta attivando per far costruire dei prefabbricati all’interno dell’ex base militare.

Dei moduli abitativi che andranno a sostituire le vecchie tendopoli, degne da paesi “come il Libano” , come aveva ribadito più e più volte il sindaco Alberto Panfilio.

Per mettere i prefabbricati però ci vuole un decreto da parte del Consiglio dei ministri, come fa sapere il gestore della cooperativa del centro, Simone Borile. E ci vorrebbe anche l’autorizzazione del primo cittadino, autorizzazione sempre negata. Ora però in base a una disposizione normativa, il Governo potrebbe benissimo decidere di scavalcare il niet del sindaco e procedere con a costruzione delle “casette” nell’ex base.

Indignati i residenti che si sentono presi in giro e chedicono che “tanto è già stato tutto deciso”. Martedì mattina inoltre alcuni abitanti di Conetta hanno visto delle casette passare, caricate su dei veicoli. “Direzione base” , avevano scritto su Facebook, ma era un falso allarme.

Il sindaco Panfilio e il responsabile

della cooperativa assicurano che lì dentro le casette non sono arrivate. Domani sera alle 20.30 nel centro civico di Pegolotte si terrà una assemblea pubblica, dove il sindaco esporrà proprio questa questionee il clima si fa sempre più teso.

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