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«Così mi sono gettato nell’acqua gelida per salvare un uomo»

Caorle. Il racconto del 40enne che ha portato fino alla riva  il passeggero dell’autocarro finito domenica in un canale

CAORLE. Quando ha visto quelle due persone in difficoltà in acqua non ha avuto molto tempo per pensare. Ha agito d’istinto, come quando scatta in salita quando va a pedalare con gli amici della società Avis di Cordovado. Alberto Franzo, 40 anni, residente a La Salute di Livenza, dipendente della Ilsa Pacifici di San Donà, padre di due figli piccoli è colui che ha salvato domenica mattina alle 10 due apicoltori, due cognati sessantenni, finiti nel canale con il loro autocarro mentre stavano andando a curare le loro arnie. Un volo pauroso nella Livenza Morta.

Cosa è successo domenica mattina?

«Pedalavo in bicicletta su via Resistenza a San Giorgio di Livenza di Caorle. Ho visto due persone ferme sulla riva del fiume e mi sono fermato anch’io. Proprio in mezzo al corso d’acqua si erano formate delle bolle. Credevo fosse scoppiata una tubatura, invece non era così. Ho intravisto le sagome di due persone. Uno a piedi stava guadagnando facilmente la riva. L’altro si dimenava e invocava aiuto. Stava annegando».

A quel punto cosa ha fatto?

«Ho notato che c’era un po’ di indecisione, comprensibilissima, Così mi sono tolto il casco, levato gli scarpini e i due giubbottini che mi riparavano dal freddo. Dovevo salvare quell’uomo in difficoltà. Ho pensato per un attimo, mentre nuotavo verso di lui, che avrei potuto anche non farcela. Poi mi è passata. Non c’era tempo, nemmeno per avere paura».



Com’è riuscito a salvare la persona nel furgone?

«Era vestito in modo pesante e ho capito che, affarendolo per il giubbotto, avrei potuto mancare la presa. Così l’ho preso per la testa e un braccio».

La temperatura dell’acqua era molto bassa?

«Solo all’arrivo dei vigili del fuoco ho scoperto fosse di 5 gradi sopra lo zero. Assicuro che, sul momento, percepivo che era molto fredda. Trascinando la persona a riva ho dovuto nuotare con lo stile dorso. Non c’era un’alternativa».

Poi cos’è accaduto?

«Nell’attesa dei pompieri ci ha aperto le porte di casa il signor Franco Mengo. L’incidente era avvenuto di fronte alla sua abitazione. Io e i due apicoltori siamo stati assistiti da lui. Poi è arrivata mia moglie a portarmi dei vestiti».

I due apicoltori sono stati poi ricoverati?

«Questo non lo so, ma non credo. Sono accorsi i loro figli che li hanno riportati a casa».

Cosa si può fare per migliorare la sicurezza stradale in quella zona?

«Secondo me c’è bisogno di un guardrail più robusto. Quello attuale presenta dei danni riconducibili a precedenti fuoriuscite stradali».

 

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