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Scontro aperto sul giudice di pace

Cavarzere. Tommasi replica all’aut aut di Ferro e la minoranza attacca il sindaco

CAVARZERE. «Se Cavarzere dovrà rivolgersi a Venezia per il giudice di pace la colpa sarà tutta del sindaco». L’attacco arriva dai consiglieri di minoranza Emanuele Pasquali e Pierfrancesco Munari dopo l’aut aut posto dal sindaco di Chioggia Alessandro Ferro sulla compartecipazione alle spese per la gestione dell’ufficio. Ferro aveva chiesto a Cavarzere 30.000 euro l’anno, più o meno il costo dell’assunzione di un secondo cancelliere che permetta di evitare la continua paralisi dell’attività per l’organico insufficiente.

Il sindaco di Cavarzere Henri Tommasi aveva risposto picche e ora Ferro ha annunciato di accollarsi la spesa della nuova assunzione ipotizzando di escludere Cavarzere dall’utilizzo del servizio.

«È da quasi un anno e mezzo che ci stiamo battendo per mantenere il servizio», spiegano i due consiglieri, «Abbiamo formulato varie ipotesi e le abbiamo indirizzate a tutti gli enti interessati, compresi il tribunale di Venezia e l’ordine degli avvocati. Se il Comune di Chioggia ci estrometterà la responsabilità sarà esclusivamente del sindaco Tommasi e di questa amministrazione che non riesce nemmeno a trovare un punto di convergenza. Sono quasi due anni che Cavarzere non contribuisce economicamente per il funzionamento del servizio e si permette di lasciare solo Ferro nella difesa di questo presidio di giustizia». Pasquali e Munari, che avevano anche proposto di utilizzare i vecchi locali del Giudice di pace di Cavarzere, sostengono che i 30.000 euro non siano una cifra proibitiva. «Abbiamo sperperato migliaia di euro per le manifestazioni natalizie», spiegano, «e non riusciamo a trovare nel bilancio comunale i soldi per salvare il giudice di pace? Se il sindaco intende continuare a disinteressarsi dovrà prendersi le responsabilità politiche, dovrà spiegare ai cittadini perché dovranno rivolgersi a Venezia con un aumento delle spese e del tempo di trasferimento». Tommasi però è di tutt’altro avviso. «Sono attacchi strumentali», spiega, «noi siamo disposti a dare il giusto, ovvero 10.000 euro, un contributo calcolato sulla popolazione, 15.000 persone, e sul numero di cause, appena una decina all’anno contro le oltre 300 di Chioggia. Non possiamo con questi numeri dare di
più. Sinceramente mi pare che Chioggia cerchi una scusa per chiudere il servizio. Come è successo a Cavarzere tre anni fa, quando fu deciso di chiudere il nostro ufficio, la responsabilità deve ricadere sull’amministrazione che ha in capo il servizio». Elisabetta Boscolo Anzoletti

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