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«Necessario investire nella formazione»

Il presidente dell’Acrib, Siro Badon: «Passaggio generazionale degli operai specializzati». Lo sforzo del Politecnico

«Formazione e competenze sono fondamentali per affrontare il passaggio generazionale».

Le parole usate da Siro Badon, presidente dell’Acrib (l’associazione del calzaturieri della Riviera del Brenta) si usano per spesso in riferimento ai vertici delle aziende a gestione familiare. In questo caso però sono riferite agli operai specializzati, figure importantissime e richiestissime. «E’ una questione non di gestione aziendale ma di gestione produttiva», spiega Badon, «perché sono figure fondamentali nei nostri calzaturieri, ci vuole molto tempo per formarli, e il cambio va quindi preparato per tempo».

Lo sforzo maggiore lo sta facendo il Politecnico calzaturiero, con sede a Vigonza: basti pensare che più di 9 su dieci dei nuovi dipendenti del distretto della calzatura della Riviera del Brenta esce proprio dal Politecnico. Il settore delle calzatura sta attraversando, per usare le parole del presidente dell’Acrib, «un periodo tranquillo». I dati relativi al 2016 del settore moda, tessile e abbigliamento verranno presentati giovedì prossimo nella sede di Confindustria Venezia con il rapporto Top500 realizzato da Ca’ Foscari, Pwc in collaborazione con la Nuova Venezia. Fotografano un fatturato stabile, con un aggregato in modesta crescita (+0,3%) che inverte il trend negativo del settore degli anni precedenti anche se i dati relativi al distretto calzaturiero già nel 2016, riferiti ai bilanci del 31 dicembre 2015, avevano un segno positivo. Una nicchia rimasta in salute. E, anche se per il 2017 non c’è ancora un quadro di sintesi, c’è un dato positivo: «Le ore di cassa integrazione sono diminuite del 30%, e questo ci lascia ben sperare per le nostre aziende». Tra queste ce ne sono almeno tre pronte a investire per il rinnovo della propria sede operativa.

Fondamentale, per il settore, la scelta di puntare sulla qualità, per parare i colpi della concorrenza cinese o indiana. Una riconversione che risale agli anni Novanta, non senza perdite sul campo, ma anche con molte storie di successo. «Il nostro è un contesto nel quale è stata molto importante la collaborazione con le grandi griffe», ricorda Badon, «che qui hanno voluto aprire anche le loro sedi sapendo che avrebbero trovato qualità». Due, in particolare: il centro LVMH, la fabbrica-gioiello di Louis Vuitton a Fiesso d'Artico, e il colosso francese Kering (leggi Gucci e Bottega Veneta), nelle mani di François-Henri Pinault a Vigonza. Il “core business” del distretto resta la fornitura per tutte le grandi griffe della moda e del lusso, ma mantengono una certa vitalità anche i segmenti dell’outsourcing e dei marchi propri. «I calzaturifici che producono per le fasce medie sono quelli più in difficoltà»,
osserva il presidente Acrib, «a causa ovviamente della minore richiesta dei consumi medi».

E le agevolazioni del piano nazionale Industria 4.0? «Poche aziende», conclude Badon, «hanno le dimensioni necessarie per poter sfruttare l’opportunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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