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Stritolato dai denti della ruspa così è morto l’operaio di Oriago

Dopo l’incidente il corpo è stato spostato dai datori di lavoro che manovravano la benna Concluse le indagini preliminari, la Procura verso il rinvio a giudizio dei titolari per omicidio colposo

MIRA. Non è caduto ma è stato stritolato dai denti del “ragno” manovrato dal padre del datore di lavoro. Questa la sconvolgente verità che emerge sulla morte di Andrea Dalan. Il quarantenne di Oriago di Mira è morto all’interno dell’autodemolizione Vivian che si trova sulla strada che da Mira porta a Marano, dove lavorava da tempo. A fare definitivamente chiarezza sulla terribile dinamica del tragico incidente costato la vita giusto un anno fa, il 16 gennaio 2017, al 40enne di Oriago è stato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari redatto dal pm titolare del procedimento penale per omicidio colposo, Carlotta Franceschetti. Si tratta di un atto notificato nei mesi scorsi agli avvocati dei due indagati, ovvero il 44enne Michele Vivian, in qualità di datore di lavoro e, appunto, il padre Gianni Vivian, di 74 anni, entrambi di Mira. L’avviso di chiusura delle indagini è l’atto che normalmente precede la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura.

La vicenda era apparsa subito complicata. I familiari, sconvolti dalla perdita del proprio caro, per fare piena luce sui fatti si sono rivolti a una società specializzata nella valutazione delle responsabilità. Inizialmente era stato riferito che l’operaio sarebbe caduto da solo dall’altezza di tre metri, ma i rilievi degli ispettori dello Spisal avevano evidenziato delle incongruenze rispetto a questa ricostruzione ed era trapelata un’altra verità: Andrea Dalan sarebbe stato colpito da un macchinario in movimento condotto da altri, il “ragno”, e in una zona dell’azienda diversa rispetto a quella dov’è stato trovato il corpo. Sulla base dei riscontri dell’autopsia effettuata sulla salma e dell’accurata indagine condotta dallo Spisal dell’Usl 3, distretto di Mirano e Dolo, il sostituto procuratore ha comunicato la chiusura delle indagini preliminari, redigendo l’imputazione dettagliata per cui si intende procedere a carico dei due indagati.

Michele e Gianni Vivian, si legge nell’atto, «omettevano di effettuare la valutazione dei rischi connessi alle operazioni di immagazzinamento e di movimentazione dei motori; di formare e addestrare il personale in relazione alle condizioni di impiego delle attrezzature e alle situazioni anormali prevedibili; di mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate alle mansioni da svolgere. Con la conseguenza», spiega ancora la Procura, «che mentre Andrea Dalan si era posto al di sotto della benna a polipo del caricatore Tabarelli T520 nell’intento di agganciarvi una catena nella quale era imbrigliato un motore, al fine di consentirne il sollevamento e la movimentazione, Gianni Vivian, in violazione delle prescrizioni di sicurezza riportate nel manuale d’uso, e omettendo di verificare che nell’area circostante il mezzo in azione non vi fossero persone al di sotto della distanza minima di sicurezza pari a 20 metri, azionava i rebbi della benna a polipo causando lo stritolamento del corpo di Andrea Dalan, che rimaneva stretto fra i rebbi chiusi, causandone il decesso per insufficienza cardiocircolatoria
e respiratoria da shock emorragico acuto ed irreversibile in grave politraumatismo toracico». Con la circostanza aggravante, aggiunge la Procura, «di aver commesso il fatto con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro».

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