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Vuole il numero di una donna, le palpa il sedere

Mestre. Un 28enne accusato di aver adocchiato la signora in tram e averla inseguita in stazione

MESTRE. Vede una donna a bordo del tram e vuole a tutti i costi conoscerla e avere il suo numero di cellulare. Ma lei non ne vuole sapere e se ne va. Lui, non contento, la insegue e poi le tocca il sedere. Un gesto, questo, che è costato una imputazione per violenza sessuale a Edmon Demaj, 28 anni albanese, ora a processo davanti al tribunale collegiale di Venezia. A difenderlo d’ufficio, l’avvocato Iacopo Gobbato. A sostenere l’accusa, la pubblico ministero Elisabetta Spigarelli.

L’episodio risale a un paio di anni fa. Secondo quanto raccontato dalla donna nella denuncia alla polizia ferroviaria, il giovane albanese avrebbe fissato insistentemente la signora, che oggi ha 39 anni, per tutta la durata del viaggio in tram da Carpenedo alla stazione ferroviaria di Mestre.

Scesi entrambi, il 28enne aveva raggiunto la signora che si era incamminata per la sua strada e le aveva chiesto insistentemente il numero di cellulare. Lei si era negata, proseguendo dritta e non dando corda alle avances del giovane. Ma lui non aveva certo demorso e alla donna che gli diceva di lasciarla stare rispondeva che non gliene sarebbe importato nulla se avesse chiamato la polizia. Al culmine delle richieste insistenti, il giovane albanese aveva allungato la mano sul sedere della donna. Lei, profondamente turbata, era fuggita fino a raggiungere gli agenti della polizia ferroviaria di pattuglia allo scalo di Mestre, chiedendo aiuto. A loro aveva spiegato quanto era successo poco prima. Il 28enne era stato identificato e denunciato a piede libero. All’udienza preliminare, la giudice Marta Paccagnella aveva disposto il rinvio a giudizio dell’uomo.

Il processo
è entrato nel vivo con l’audizione di uno degli agenti che era intervenuto quel giorno. Nell’udienza fissata per il 21 febbraio verranno sentiti altri testimoni. Non è escluso che ci possano essere anche dei video che potrebbero essere proiettati in aula.

Rubina Bon

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