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Demanio, aperte le buste tre progetti per S. Secondo

Fra le tre società interessate all’isola c’è anche la veneziana Tev, attiva nel campo della sostenibilità ambientale. Nessuna proposta per l’Ottagono di Ca’ Roman

L’isola di San Secondo è corteggiata da ben tre società italiane, mentre nessuno si è dimostrato interessato all’Ottagono di Ca’ Roman.

Ieri pomeriggio, nella sede centrale del Demanio a Roma, sono state infatti aperte le buste del terzo bando per la concessione per 50 anni di alcuni beni di proprietà dello Stato che necessitano un urgente restauro. Il terzo bando, “Valore Paese-Fari”, includeva l’Isola di San Secondo e l’Ottagono di Ca’ Roman. Se per quest’ultimo non ci sono state proposte, per l’isola invece si sono presentate tre società.

Tra queste anche una veneziana, la Tev (Tecnologie Ecologiche Venezia), attiva dal 1999 nel settore della sostenibilità ambientale.

San Secondo è l’isola dalla folta vegetazione che si vede dal Ponte della Libertà. Ricoperto di rovi e arbusti, al centro c’è un forte di fine Ottocento, realizzato dagli austriaci e usato come postazione di difesa militare. Se qualcuno avesse avuto intenzione di attaccare Venezia, da San Secondo sarebbe partita una raffica di cannonate per distruggere il ponte ferroviario, inaugurato l’11 gennaio del 1846.

Le altre due società sono la sarda New Fari srl e un raggruppamento temporaneo di imprese, formata da due società che si occupano di vendere energia.

Per ora nessuna delle società può dire nulla perché potrebbero incombere nel reato di turbativa d’asta.

Soltanto a fine gennaio, quando il Demanio si riunirà per la seconda seduta tecnica, i progetti si potranno svelare e così anche il destino dell’isola. Della società veneziana si sa che è tra quelle più all’avanguardia per gli impianti di depurazione negli alberghi e che in passato ha proposto, in collaborazione con l’università, un’innovativa pista ciclabile che collegava l’isola a San Giuliano. Il progetto potrebbe quindi rivolgersi a un turismo di nicchia a due ruote, ma è solo un’ipotesi.

In totale ieri sono state 23 le proposte destinate al recupero e al riuso di nove fari, torri ed edifici costieri, strutture di pregio storico e paesaggistico. La novità è che il criterio dell’offerta punta a valorizzare il bene, attribuendo un punteggio pari al 70% alla qualità del progetto e un punteggio pari al 30% all’aspetto economico.

La valutazione terrà conto
di elementi qualitativi come: soluzioni di ristrutturazione delle strutture, manutenzione, fruibilità pubblica, contributo allo sviluppo locale sostenibile e, infine, alla possibilità di creare un network di servizi e attività condivise. (v.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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