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Addio Signoretto, “Maradona del vetro”

Il maestro aveva lavorato con Dalì e Vedova e si era esibito davanti alla famiglia imperiale giapponese. Domani le esequie

MURANO. «Nella realtà tutto ha una fine, vuoi perché finisce di esistere, altre volte perché fallisce e basta! Una cosa è certa: l’arte, la mia arte non finirà né fallirà mai… neanche se dovesse raffreddarsi il fuoco dei miei forni ardenti». Scriveva così di sé Pino Signoretto, maestro vetraio di Murano considerato “il maestro dei maestri” e soprannominato “il Maradona del vetro” per la fantasia con cui riusciva a creare le sue opere. Sabato mattina l’artista è stato colpito da una emorragia cerebrale nella sua casa-officina di Murano. Poche ore di agonia, vissute in una situazione sin da subito apparsa irreversibile, fino a quando, nella tarda serata del penultimo giorno dell’anno, il maestro è mancato all’ospedale Civile di Venezia. Aveva 74 anni, lavorava il vetro da quando ne aveva solamente 9. Originario di Favaro, da una vita era approdato nell’isola di Murano. Era diventato maestro vetraio nel 1960 e aveva aperto lo studio nel 1978.

Apprezzato in Italia e all’estero, aveva lavorato con alcuni dei più grandi maestri muranesi del vetro, da Alfredo Barbini a Livio Seguso, da Ermanno Nason a Angelo Seguso. A partire dagli anni Sessanta era arrivata la consacrazione nell’olimpo dell’arte vetraria muranese. Signoretto aveva collaborato con artisti e architetti quali Dalì, Vedova, Licata, Del Pezzo, Vitali, Pomodoro. Alla fine degli anni Ottanta era stato invitato in Giappone per dare dimostrazione dell’arte di soffiare il vetro al cospetto della famiglia imperiale, riuscendo ad incantare con l’arte di Murano. Dai primi anni Novanta, Signoretto era stato chiamato per dimostrazioni e lezioni in scuole prestigiose in Europa, negli Stati Uniti, in Canada e Giappone. Aveva insegnato anche nella sua Venezia, all’Accademia di Belle Arti.

«Io mi descrivo... un visionario: amo disegnare e creare immagini e sculture con il vetro. Si tratta di rappresentazioni così reali che non potrei non soffrire con il cuore, per poi ritrovare me stesso felice di aver creato ciò che fin prima mi rodeva l’anima», era un altro passaggio della sua auto descrizione, «Io credo che non basta produrre oggetti meravigliosi. Ci vuole ben altro per rendere meravigliosa la nostra vita. Cioè la creatività umana vera, quella che ci fa tanto bene al cuore. Ho la fortuna di avere quattro figli meravigliosi che mi coadiuvano nel lavoro e amici veri, il privilegio di aver lavorato a tu per tu con artisti di fama internazionale. La mia è un’attività artistica, un connubio di dolori e sofferenze, ma che mi fa vivere felice».

Tra i tantissimi riconoscimenti conferiti a Signoretto nel corso della lunga carriera, quello dello scorso anno da parte della Fondazione Cologni in collaborazione con Alma, la Scuola Internazionale della Cucina Italiana e la Triennale di Milano: il maestro vetraio Signoretto era stato insignito, assieme ad altre 74 personalità italiane, del “MAM-Maestro d’Arte e Mestiere”, un riconoscimento destinato a premiare i migliori maestri italiani
in ambito artigianale.

Lascia i familiari, gli amici e un numero infinito di estimatori in ogni angolo del mondo che hanno saputo apprezzare la sua arte. L’ultimo saluto è stato fissato per domani alle 11.30 nella chiesa di San Donato a Murano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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