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Gli eredi di Benfatto saranno risarciti dall’Inail

Mirano. Il Tribunale del Lavoro ha dato ragione all’ex ciclista-operaio morto per un mesotelioma provocato dall’esposizione durante il lavoro all’amianto

MIRANO. Prima di intraprendere la vittoriosa carriera da ciclista professionista, Attilio Benfatto aveva lavorato allo stabilimento Montedison di Porto Marghera. Se ne è andato il 5 aprile scorso a 74 anni, stroncato da un mesotelioma pleurico, la malattia che si manifesta per l’esposizione all’amianto. Nella sua carriera, varie vittorie al campionato italiano su pista, tre medaglie ai campionati mondiali, due tappe del Giro d’Italia e la partecipazione alle grandi classiche come la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix. A otto mesi dal decesso, il tribunale del lavoro di Venezia ha accertato l’origine professionale della malattia di Benfatto e ha condannato l’Inail a erogare in favore degli eredi dell’ex operaio-ciclista le prestazioni previste dal “Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”.

A promuovere la causa di lavoro contro l’Inail era stato lo stesso Benfatto che dal 1957 al 1964 era stato occupato come tubista alle dipendenze di ditte terze che operavano alla Montedison di Porto Marghera. Si occupava in particolare di smontaggio e rimontaggio di tubazioni, corpi macchina e parti di caldaie, a stretto contatto con manufatti coibentati in amianto. Come avveniva in quegli anni, senza le protezioni adeguate. Con il professionismo nel ciclismo, Benfatto aveva abbandonato il lavoro in fabbrica. Conclusa la carriera sportiva, aveva lavorato come agente di commercio di prodotti siderurgici. La diagnosi del mesotelioma pleurico risale al gennaio 2016. In virtù della malattia, Benfatto aveva chiesto all’Inail di poter percepire la rendita per le malattie professionali. L’Istituto aveva respinto la domanda per mancanza di documentazione. Di qui il ricorso al giudice del lavoro sostenendo l’illegittimità del diniego, il riconoscimento della malattia professionale e la condanna dell’Istituto a versare la rendita. L’Inail si è costituito sostenendo che non fosse stata provata l’origine professionale della malattia. Nel corso della causa, Benfatto è morto e al suo posto si sono costituiti gli eredi. Scrive la giudice Paola Ferretti nella sentenza che Benfatto «ha adeguatamente documentato la patologia contratta depositando il referto della biopsia». Un teste sentito nel corso del procedimento ha confermato le mansioni di cui era incaricato l’operaio. Tenuto conto del fatto che negli anni’50 e’60 nelle industrie veniva usato l’amianto e che la letteratura riconosce proprio l’amianto
come principale causa del mesotelioma, scrive la giudice che «può ritenersi sufficientemente provato il rischio lavorativo sulla base delle dichiarazioni testimoniali acquisite e il nesso di causa tra mesotelioma ed esposizione lavorativa all’amianto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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