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VENEZIA

«Mose, chi ha fatto i danni li ripagherà»

Il commissario Fiengo: «È questione di responsabilità, da gennaio intanto contiamo su un centinaio di milioni dal governo»

VENEZIA. «Il primo gennaio chiederemo al governo che ci assegni i finanziamenti residui, accantonati dal ministero del Tesoro. In questi anni si sono accumulati centinaia di milioni di euro, ce ne spettano subito almeno un centinaio. Con quelli potremo finanziare gli interventi più urgenti di riparazione». Così il commissario straordinario che governa il Consorzio Venezia Nuova, l’avvocato napoletano Giuseppe Fiengo, risponde alle nuove emergenze di questi giorni. I tubi che portano l’aria compressa all’interno dei cassoni nel sistema Mose, come ha rivelato la Nuova, sono danneggiati.

Ossidazioni in superficie e danni evidenti che devono essere riparati. Una delle tante criticità che emergono dal fondo della grande opera, fin qui costata 5 miliardi e mezzo di euro. Prima le sabbie e i detriti sui cassoni, poi la corrosione di alcuni elementi come le cerniere e i tensionatori, le vernici. Adesso i «buchi» sui tubi sott’acqua.

Processo Mose, la lettura della sentenza: condannato l'ex ministro Matteoli, assolto l'ex sindaco Orsoni VENEZIA. Tangenti Mose: la lettura della sentenza con la quale il Tribunale di Venezia ha condannato l'ex ministro dell'Ambiente Altero Matteoli a 4 anni dir eclusione e 9,5 milioni di euro di multa per corruzione e (tra gli altri) ha assolto e in parte prescritto l'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni dall'accusa di finanziamento illecito. Quattro condanne (l'imprenditore Erasmo Cinque, il veneziano Nicola Falconi e l'avvocato Crialese) e quattro assoluzioni (l'ex magistrato alle acque Piva, l'ex parlamentare Amalia sartori e l'architetto Turcato) Video Interpress. Qui l'articolo con la storia del processo e dell'inchiesta Tangenti Mose


Danno evidente, segnalato al Consorzio dagli stessi tecnici che vigilano sulla tenuta del sistema. In parte già installato ma non ancora funzionante.

Per tenerlo in vita c’è bisogno non soltanto di completare alla svelta i lavori, che già sono in ritardo di dieci anni. Ma anche di cominciare la manutenzione prima che tutto collassi. Le paratoie già messe sott’acqua – come le 20 di Treporti e le 18 più grandi di Malamocco – devono essere sollevate e monitorate. Altrimenti sarà tutto da rifare. «E sarà quella la differenza», ha scritto nei giorni scorsi il presidente del Provveditorato alle Opere pubbliche Roberto Linetti al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, «la differenza tra l’aver completato una grande opera e avere invece costruito solo uno strumento di corruzione».

Tangenti Mose, assolta Piva: "Nessuno mi resituirà 3 anni di vita" VENEZIA. "32 udienze e tre anni di vita che non mi restituirà nessuno, non solo a me , ma soprattutto alla mia famiglia". Così l'ex magistrato alle acque Maria Giovanna Piva: il Tribunale di Venezia l'ha assolta dall'accusa di essere stata per anni a libro paga del Consorzio Venezia Nuova (video Sabrina Tomè) Qui l'articolo sul processo Mose e la ricostruzione dell'inchiesta


Ma per riparare i guai e cominciare la “manutenzione” ci vogliono soldi. Il governo ha stanziato con la Finanziaria altri 221 milioni di euro per completare l’opera, qualche residuo è stato assegnato da l Provveditore e dai commissari alle imprese per continuare i lavori in Arsenale.

Ma adesso le necessità economiche aumentano. Solo per riparare i tubi, salvo altri imprevisti, saranno necessari 3 milioni di euro.

Da dove recuperarli? Fiengo è fiducioso. Negli ultimi anni si sono accumulati molte centinaia di milioni di euro come interessi non pagati», spiega, «il meccanismo dei mutui prevedeva che gli interessi fossero pagati dallo Stato alle banche con le rate. Ma i tassi sono cambiati. E gli interessi dalla doppia cifra si sono ridotti di molto. Nella sostanza significa centinaia di milioni già messi a bilancio risparmiati».

Da lì, dice Fiengo, si dovrà attingere per far ripartire i cantieri.

La prima cosa da fare è quella di riparare i danni e le cosiddette “criticità”. In qualche caso lavori fatti «non a regola d’arte» per cui adesso imprese e nuovi amministratori del Consorzio si trovano di fronte in Tribunale.

Decine di milioni di contenziosi che pesano. E la tentazione, come ha segnalato Linetti al ministero, che le stesse imprese vogliano abbandonare l’incarico e andarsene. «Non è possibile», dice Fiengo, «chi ha progettato e fatto i lavori deve garantire il funzionamento del sistema. È anche una questione di responsabilità».

La gestione, quantificata in almeno 80 milioni l’anno, dovrà essere messa a gara come impongono le nuove regole e la trasparenza. Ma pare difficile che il Mose possa camminare da solo, senza l’aiuto di chi lo ha costruito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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