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Tregua alla Piarottolegno, stop ai licenziamenti

Santa Maria di Sala. Slitta al 31 gennaio la procedura per 65 dei 110 dipendenti. Un mese di tempo per risolvere il problema, la Finanziaria apre nuovi scenari

SANTA MARIA DI SALA. Almeno passeranno un Natale un po’ più sereno i dipendenti della Piarottolegno di Santa Maria di Sala: azienda e sindacati hanno deciso di rinviare la scadenza della procedura di licenziamento collettivo che interessa 65 dei 110 dipendenti. Tutto rinviato a un mese, dopo che i rappresentanti della ditta specializzata nella produzione di pannelli in legno e dei lavoratori, al tavolo di crisi convocato alla Direzione Lavoro della Regione, hanno deciso di prorogare al 31 gennaio i termini che riguardano stabilimento di via Noalese.

Le prossime settimane non dovrebbero essere vane, perché consentirà alle parti di esaminare le opportunità aperte dalla legge di Bilancio appena approvata dal Parlamento italiano, che stanzia 100 milioni per gli interventi di Cassa integrazione straordinaria per le imprese con più di cento dipendenti, con problemi di esubero, impegnate nella riorganizzazione e investimenti. Per essere ammessi alla proroga, la Piorottolegno dovrà presentare dei piani di gestione per la salvaguardia dell’occupazione, che prevedano delle azioni concordate con la stessa Regione.

«Apprezzo», commenta l’assessora veneta al Lavoro Elena Donazzan, «per la nuova misura introdotta con la legge di bilancio. Cercheremo di far rientrare anche la Piarottolegno in questa nuova opportunità d’intervento degli ammortizzatori sociali, visto il programma di investimenti che si è impegnata a sostenere e delle disponibilità avanzate dal sindacato. Credo che la decisione di riaggiornare i termini della procedura per studiare le nuove opportunità d’integrazione salariale sia un bel segnale di speranza per tutti, per l’azienda, per i lavoratori e per la Regione. Una buona notizia di Natale». La mobilità era stata avviata un paio di mesi fa ma l’azienda aveva pure inserito un piano industriale per potenziare la linea produttiva per far rientrare, entro la fine del prossimo anno, la produzione estera. In questo modo, nel lungo periodo, si pensava di salvaguardare l’occupazione dei lavoratori italiani nella sede di Santa Maria di Sala. Sulla questione si era mosso pure il sindaco Nicola Fragomeni, scrivendo

una lettera al governatore veneto Luca Zaia e al sindaco metropolitano Luigi Brugnaro per chiedere la tutela in questa fase di passaggio aziendale. Ora si è deciso di prendere tempo per analizzare bene le carte e lavorare per restituire un nuovo slancio a una fabbrica storica del territorio.

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