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Mose, altri guai sott’acqua. Buchi nei tubi a Malamocco

Servono 3 milioni per riparare i danni. L’impresa Glf si rivolge al giudice

VENEZIA. Inossidabile ma non troppo. L’acciaio delle gallerie del Mose è il nuovo problema della grande opera. Sedimenti e sabbia nei cassoni, corrosione, impianti che non funzionano e pezzi da cambiare. Adesso la nuova emergenza riguarda le tubazioni nelle gallerie dei cassoni del Mose a Malamocco. A segnalare il guasto con preoccupazione sono stati gli stessi addetti alla manutenzione delle gallerie subacquee. Che in fase di ispezione hanno notato buchi e perdite d’acqua dai tubi. Un lavoro realizzato dalla società romana Grandi Lavori Fincosit (Glf), uno dei grandi azionisti del Mose. Che ha scelto le vie legali per chiedere il rimborso dell’assicurazione.

La causa dei danni, secondo l’impresa, non sarebbe nelle modalità della lavorazione e nei materiali usati. Ma dipenderebbe da un evento meteo “eccezionale”. Il maltempo del 4 e 5 febbraio 2015 aveva portato con sé una mareggiata e onde alte. Che avevano fatto entrare l’acqua salata all’interno dei cassoni in calcestruzzo posati sul fondo e non ancora sigillati. L’allagamento imprevisto aveva provocato ossidazioni e danni ben visibili nel sistema che regola la vita del Mose 14 metri sotto il livello dell’acqua. Durante la fase di restauro degli impianti, i tubi hanno cominciato a perdere acqua. Buchi del diametro di qualche centimetro sui tubi che corrono nelle gallerie e portano l’aria compressa che dovrebbe far alzare le paratoie appoggiate sul fondo.

Un problema non di poco conto. Perché la ruggine e i fori delle strutture sommerse costituiscono evidentemente un grave problema per l’operatività delle dighe mobili. Con grandi costi di manutenzione, non del tutto previsti in fase di progettazione.

Nuove polemiche sulla tenuta del sistema e delle sue componenti, a cominciare dai materiali. Segnalazioni erano venute nei mesi scorsi su altre parti del Mose, i tensionatori e le cerniere. Ma adesso l’allarme viene confermato dagli stessi amministratori straordinari del Consorzio, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola, e dal Provveditorato alle Opere pubbliche. Riunione di emergenza e decisione di affidare perizie a esperti come i professori Gusmano e Paolucci per «risolvere le criticità».

Un costo stimato di almeno 3 milioni di euro per riparare le tubazioni. E nel frattempo si attende la decisione del giudice, a cui l’impresa romana si è rivolta per chiedere il riconoscimento della «causa di forza maggiore» nella rottura per l’evento meteo del febbraio 2015 Il giudice civile ha nominato due consulenti d’ufficio, l’ingegnere Armando Mammino e il professor Pietro Ruol. Perizie effettuate all’Università di Padova, in parte ancora in corso.

Al di là del contenzioso economico su chi pagherà, resta l’urgenza di attuare interventi di riparazione e sostituzione dei tubi danneggiati. Che potrebbero provocare nuovi danni alla struttura. A Malamocco i cassoni sono già stati sistemati sui fondali con gli impianti pronti a far funzionare. Così come le paratoie, che adesso sono ferme sott’acqua da mesi.

Un altro dei problemi in arrivo per i commissari amministratori del Mose: senza la centrale di sollevamento in funzione

e gli impianti elettromeccanici, la schiera delle paratoie (19 a Malamocco, 20 a Treporti, 18 a Chioggia in via di ultimazione altre 21 al Lido) non potranno essere sollevate. Con il rischio che sott’acqua le incrostazioni costringano a nuovi pesanti e costosissimi interventi di manutenzione.

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