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«Pari dignità per industrie e crociere»

Il presidente dell’Ente Zona Industriale esprime la «grande preoccupazione» delle aziende per la scelta del Comitatone

«Le industrie e il traffico navale a esse connesso hanno fatto la storia di Porto Marghera e continuano a farla da cento anni. Queste industrie non possono esser costrette a subire le conseguenze di una inedita e insopportabile commistione con il traffico crocieristico».

L’ingegnere Sergio Lucchi, presidente dell’Ente Zona Industriale di Porto Marghera, parla a nome di 43 società manifatturiere - da Eni a Fincantieri, fino a Pilkington , Edison e Decal, solo per citare le più grandi - e le rappresenta nei confronti degli enti e istituzioni interessati alla redazione dei tutti i progetti infrastrutturali previsti nel polo industriale veneziano. Sardo d’origine e veneziano di adozione, è arrivato a Porto Marghera nel 1993 e ha lavorato come dirigente di Enichem al Petrolchimico fino al 2011, quando è andato in pensione e poco dopo è stato nominato alla presidenza dell’Ente Zona industriale.

Il parere delle aziende che rappresenta non poteva certo mancare in una prospettiva a breve e medio termine, come la realizzazione di una nuova stazione Marittima per le navi da crociera più grandi sul lato nord del Canale Nord che può condizionare o addirittura minacciare la loro attività produttiva e logistica nell’ambito portuale.

Ingegnere, cosa pensano le aziende delle decisioni del Comitatone sulla realizzazione di una nuova stazione Marittima per le crociere nel cuore della zona industriale?

«Con una grande preoccupazione. A Porto Marghera operano ancora molte industrie, grandi, piccole e medie, che occupano complessivamente diecimila operai e producono reddito per il territorio. Nella laguna di Venezia il traffico crocieristico e quello commerciale e industriale sono sempre stati distinti. La navi da crociera e i traghetti passeggeri entravano dalla bocca di porto del Lido e il traffico industriale e commerciale da Malamocco. La commistione di questi traffici, che in prospettiva dovrebbero utilizzare come unica entrata in laguna Malamocco anche per le crociere prospetta interferenza insopportabili che potrebbero portare dei vincoli in contrasto con le attività industriali».

Insopportabili perché?

«Facciamo un po’ di numeri per capirci meglio, nel 2016 sono entrate e uscite dalla bocca di Malamocco e hanno percorso il canale dei Petroli 5.400 navi mercantili. Dalla bocca del Lido, invece, si sono contate, in entrata e uscita, circa poco più di 2.000 navi. Quindi, visto che il Comitatone prevede una nuova stazione sul Canale Nord di Porto Marghera e poi lo scavo del Vittorio Emanuele fino alla Marittima di Santa Marta con la preclusione dell’entrata dal Lido nel bacino di San Marco, per Malamocco dovrebbero passare un totale di ben 7.400 navi che passeranno tutte accanto agli impianti industriali, a torce e fiaccole d’emergenza e depositi di combustibili che debbono sottostare e rigide misure di sicurezza essendo impianti a rischio di incidente rilevante».

Troppe per Malamocco?

«Di per se non è questo il problema, a parte il punto critico dei limiti del bacino di evoluzione davanti all’Isola dei Petroli. Fino a pochi anni fa Malamocco sopportava anche il traffico petrolifero, che rappresentava il 40 % dei traffici commerciali nel corso dell’anno. Ma la crocieristica è un’attività stagionale che concentra in certi periodi dell’anno l’attività, senza contare le condizioni meteo, cioè nebbia, vento e maree e, infine cosa succederà ai traffici portuali quando sarà in funzione in Mose. A quel punto il vincolo sarà di far passare per prime le navi che garantiscono le attività industriali o prevarrà il diritto nautico che dalla precedenza alle navi passeggeri? Ci auguriamo di no, per noi i due traffici devono avere pari opportunità e dignità, per questo stiamo aspettando il progetto fatto suo dal Comitatone».

Non avete visto il progetto?

«Per quanto ne sappiamo non esiste ancora un progetto di base e tanto meno quella dettagliato, per ora c’è solo un’idea che il Comitatone ha deciso di sostenere. Per quanto ci riguarda non c’è nessun preconcetto contro un’importante attività economica come quella crocieristica. Quello che non vogliamo sono interferenze inaccettabili che intralcino il consolidamento e l’innovazione delle industrie attive, come la Pilkington, per esempio, che è rinata con la riaccensione del forno e ha chiesto l’utilizzo della banchina sul Canale Nord e non vuole certo interferenze dai due nuovi ormeggi che dovrebbero essere costruiti per le navi da crociera lì vicino».

Cosa vi aspettate dal progetto che dovrebbe essere messo a punto nei prossimi sei mesi?

«Quello che chiediamo è di essere coinvolti nella progettazione, vogliamo che siano tenute in conto le esigenze
delle industrie ma se ciò non si farà allora è chiaro che non potranno avere la nostra approvazione. Le industrie non possono essere sacrificate in nome della crocieristica, piuttosto devono essere ascoltate e le loro proposte devono avere pari dignità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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