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Fatture per il Mose, la S. Martino restituisce 1,3 milioni di euro

Chioggia. Stefano Boscolo ha così patteggiato la pena di 6 mesi convertita in 45 mila euro di multa La cresta su otto cassoni nell’ambito dell’ultima inchiesta. Il prezzo era stato gonfiato

CHIOGGIA. Era accusato di false fatture nell’ambito dell’inchiesta nota come “Mose 6” e ha patteggiato una pena 6 mesi convertita in una multa di 45 mila euro, ma soprattutto la cooperativa di cui Stefano Boscolo è stato amministratore, e cioè la San Martino di Chioggia (che ora si chiama Stone) ha versato alle casse dello Stato 1 milione e 345 mila euro, a titolo di imposte evase e sanzioni. Sanando così l’intero periodo compreso tra il 2009 e il 2015.

Il pagamento è stato la condizione preliminare per il patteggiamento. L’inchiesta “Mose 6” coordinata dal sostituto procuratore Stefano Ancillotto, è quella che riguarda la cresta sui cassoni del Mose a Chioggia, e di cui pochi giorni fa è stato notificato agli interessati l’atto di chiusura delle indagini, che precede la richiesta di rinvio a giudizio. Il patteggiamento di Stefano Boscolo, difeso dall’avvocato Antonio Franchin, è avvenuto in fase di indagine preliminare, e la sua posizione è stata quindi stralciata rispetto agli altri dieci, tutti accusati di reati fiscali, lo stesso trucchetto già emerso nel processo principale del Mose: l’emissione di fatture per lavori in parte inesistenti. Costi gonfiati per poi retrocedere la metà delle somme per la costituzione di fondi neri. Le false fatture sarebbero per 4 milioni di euro perché per ognuno degli otto cassoni di Chioggia il costo sarebbe stato gonfiato da 7,6 a 8,1 milioni di euro, vale a dire 500 mila euro in più, di cui 250 in nero, spartiti tra Stefano Tomarelli, referente di Condotte, e Pio Savioli, del Coveco. Trentadue capi di imputazione e dieci indagati. Oltre a Savioli e Tomarelli ci sono Franco Morbiolo, che fu a capo dell’ex Coveco, Devis Rizzo, che ha preso il posto di Morbiolo con la nascita di Kostruttiva, diventandone il rappresentante legale del primo aprile del 2015. Per Condotte, oltre a Tomarelli, ci sono Duccio Astaldi e Antonio Picca mentre per Clea, colosso delle cooperative, c’è il presidente Sandro Zerbin, di Campolongo. Infine ci sono altri tre indagati per la cooperativa San Martino-Stone: Andrea Boscolo Cucco, Remigio Boscolo Sale e Luca Tironi anche se si sono insediati più
tardi – rispettivamente il 30 ottobre del 2014 e il 21 giugno del 2016 – ai vertici della cooperativa, quali rappresentanti legali. Un filone di indagine successivo al Mose che tocca i vertici di alcune tra le principali imprese di costruzioni in Italia.

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