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Migranti, gestore della coop nei guai

Cona. Bando truccato, chiesto il processo per Simone Borile, altri addetti e una funzionaria della prefettura di Padova  

PADOVA. Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, turbata libertà di incanti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Sono i reati per i quali, a vario titolo e ognuno per le proprie competenze, il pubblico ministero di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per Gaetano Battocchio, 43 anni, ex presidente di Ecofficina difeso dall’avvocato Francesca Tugnoli, Simone Borile, 48 anni, factotum della stessa coop che ha in gestione anche l’ex base di Conetta (assisti ...

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PADOVA. Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, turbata libertà di incanti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Sono i reati per i quali, a vario titolo e ognuno per le proprie competenze, il pubblico ministero di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per Gaetano Battocchio, 43 anni, ex presidente di Ecofficina difeso dall’avvocato Francesca Tugnoli, Simone Borile, 48 anni, factotum della stessa coop che ha in gestione anche l’ex base di Conetta (assistito dal legale Giorgio Gargiulo) e Tiziana Quintario, 57 anni, già funzionario della prefettura di Padova (ora in servizio a Bologna), difesa dall’avvocato Lino Roetta. Il 21 febbraio prossimo è fissata l’udienza preliminare davanti al Gup che deciderà se spedire o meno il terzetto a processo.

Il sostituto procuratore Federica Baccaglini ha chiuso l’inchiesta sull’appalto pasticciato indetto dal Comune di Due Carrare per l’assegnazione dello Sprar, il Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestito dal ministero dell’Interno nel territorio di quel Comune. Per il magistrato le prove raccolte sono tali da sostenere il processo.

L’inchiesta è nata all’indomani di un articolo di giornale e vede come parte offesa il Comune di Due Carrare (assistito dall’avvocato Paolo Marson) e la Prefettura di Padova, anche se comunque è agli atti un esposto fatto da una coop concorrente che era stata estromessa dalla nuova assegnazione. Almeno tre atti sarebbero stati ritoccati perché Edeco potesse partecipare alla gara per l’ospitalità dei profughi, per l’esattezza: “L’individuazione di un soggetto attuatore per la coprogettazione e gestione dei servizi di accoglienza dei richiedenti protezione e dei loro familiari beneficiari di protezione umanitaria nell’ambito del progetto aderente allo Sprar e la conseguente corresponsione di contributi per 450 mila euro».

Nel dettaglio si tratta di due fotocopie e di una copia conforme dello stesso documento, la convenzione stipulata fra la coop e la prefettura nel 2014 nella gestione dei rifugiati. Una convenzione che costituiva requisito fondamentale per la partecipazione alla gara d’appalto, a patto che fosse valida da più di un biennio. Risale al 27 gennaio 2016 la pubblicazione dell’avviso della gara per assegnare l’appalto di durata biennale (valore 400 mila euro lordi) per l’assistenza diffusa ai migranti.

Edeco presenta la documentazione richiesta, compresa la copia della convenzione retrodatata dal 14 maggio 2014 al 6 gennaio. Ritocco illegittimo ma fondamentale: il bando impone il fatto che i partecipanti possiedano “una pluriennale e consecutiva esperienza nella presa in carico di richiedenti/titolari di protezione internazionale” ovvero almeno 24 mesi e un giorno di attività al servizio dei profughi. Edeco vince e il 16 marzo 2016, di fronte alla richiesta di integrazioni, consegna un’altra fotocopia della convenzione stavolta retrodatata all’8 gennaio. Infine c’è un terzo falso attribuito alla Quintario: la convenzione originaria sarebbe stata perduta e la funzionaria avrebbe taroccato la copia conforme retrodatandola dall’8 maggio all’8 gennaio. Ora deciderà il giudice se mandare a processo il terzetto.

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