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Donna picchiata sul lavoro il caso arriva in Cassazione

Mira. La lavoratrice nigeriana fu aggredita e ferita da un responsabile di settore Per il Tribunale la querela fu presentata in ritardo, allo studio una causa civile

MIRA. Un ricorso in Corte di Cassazione e una causa civile. La battaglia giudiziaria di Patricia O., una lavoratrice di origine nigeriana dell’azienda “L’Insalata dell’Orto” di Giare di Mira aggredita e ferita sul luogo di lavoro nel 2014, continua. Ad annunciarlo è il sindacato Slai Cobas dopo che il Tribunale di Venezia ha sentenziato il «non luogo a procedere» in quanto la querela non avrebbe «i requisiti formali per essere presentata». Di fatto sarebbe arrivata in ritardo in Procura.

La causa civile per ottenere il risarcimento dei danni dell’aggressione sarà portata avanti dall’avvocatessa della lavoratrice, Laura De Perini, mentre un avvocato cassazionista è stato incaricato da Slai Cobas per preparare il ricorso in Cassazione contro la sentenza che sarà presentato la prossima settimana. Il Tribunale di Venezia infatti ha disposto nelle scorse settimane il non luogo a procedere perché la querela della lavoratrice sarebbe arrivata in ritardo in Procura: solo il 7 novembre 2014, anche se Slai Cobas e l’avvocato della donna hanno portato un documento del commissariato di Marghera che certifica che la querela è stata presentata il 13 giugno 2014.

L’aggressione che aveva subito Patricia era stata molto grave. Dopo una denuncia del sindacato relativa all’eccesso di cloro nell’acqua del repartodove si lava l’insalata, nell’autunno 2013 era seguita un’ispezione delle autorità e da allora il cloro deve essere verificato durante le lavorazioni. Nel giugno 2014 la lavoratrice è stata aggredita fisicamente da un operaio originario dell’Est Europa che aveva responsabilità interne. Ne seguì una querela, depositata il 13 giugno 2014 al commissariato di Marghera e un’altra denuncia era giunta, su segnalazione dello Slai Cobas, ai carabinieri al momento del ricovero della lavoratrice aggredita, all’ospedale di Dolo. «Il reato, come era sperabile fosse inquadrato», spiega l’avvocatessa De Perini, «è stato derubricato da stalking a percosse e quindi con termini di presentazione della querela che nel primo caso non c’erano. Ora si ricorre contro questa sentenza di non luogo a procedere in Cassazione». «Nei giorni scorsi
è stata fatta», spiega Paolo Dorigo dello Slai Cobas, «un’ispezione della Guardia di Finanza di Mirano che ha verificato il rispetto dei diritti dei lavoratori e le misure di sicurezza adottate nell’azienda che conta come cooperativa oltre 200 occupati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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