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Nessun malore, Fabio è morto annegato. Indagato il titolare della ditta per la quale lavorava

Fabio Gasparini, il giovane morto annegato dopo essere stato sbalzato in acqua

Venezia, lo ha stabilito l’autopsia sul corpo del 18enne: il ragazzo era sano. Sabato i suoi funerali

VENEZIA. Fabio Gasparini è morto annegato: non è stato un malore a farlo cadere dalla barca, né ha ricevuto un colpo fatale. Era un giovane di 18 anni sano.

Questo ha stabilito il medico legale Antonello Cirnelli, che ieri pomeriggio ha eseguito l’autopsia sul corpo del ragazzo, su incarico del pubblico ministero Stefano Buccini.

La Procura sta cercando di dare “perché” all’immensa tragedia che si è consumata venerdì pomeriggio nelle acque tra San Clemente e Sacca Sessola: escluso il malore, si rafforza l’ipotesi che a sbalzare Fabio in acqua, sia stata un’onda anomala. Una tragedia che si è consumata durante un trasporto di lavoro. Nei giorni scorsi è così stato iscritto al registro degli indagati Pietro Tosi, il titolare della Laguna Trasporti (che a Venezia ha l’appalto per il corriere internazionale Dhl), per il quale Fabio lavorava da una settimana, assunto dalla ditta il 23 novembre.

La barca della tragedia


Nel frattempo, il pm Buccini dovrà anche decidere se ricercare ed acquisire eventuali filmati del traffico acqueo in zona, al momento della tragedia, per verificare se vi siano responsabilità di terzi nell’aver provocato l’onda che ha tradito Fabio, facendolo cadere in acqua. Il freddo l’avrebbe poi intorpidito, impedendogli di reagire: il pesante giaccone l’ha poi trascinato a fondo, mentre la sua barca continuava a girare in tondo. Il ragazzo, non aveva al polso il “cordino” per il blocco del motore in caso di caduta: un dispositivo di sicurezza che avrebbe fermato la barca immediatamente. Forse, offrendogli una presa. Forse.

Una tragedia maturata mentre Fabio era al lavoro e che per questo ha portato - come atto dovuto, per permettere tutti gli accertamenti del caso - all’iscrizione sul registro degli indagati di Pietro Tosi, imprenditore dei trasporti molto conosciuto e che si è aggiudicato l’appalto in laguna per la Dhl: a fine ottobre, mani ancora anonime hanno dato fuoco a una delle imbarcazioni della sua flotta, il primo “topo” elettrico della città, distrutto con un’esplosione che ha svegliato la Giudecca. Tra i vari accertamenti, la Procura dovrà chiarire se tutte le condizioni di sicurezza siano state garantite, se l’apprendistato del giovane prevedesse o meno che fosse accompagnato nel suo lavoro da un collega: quel compagno di lavoro che aveva lasciato poco prima a Venezia, per una consegna in centro storico, mentre Fabio - che conosceva benissimo la laguna, grande esperto di barche - si era diretto verso gli hotel nelle isole. «Questa è una tragedia assoluta», commenta l’avvocato Niero, «ma non del lavoro».

Lo stabilirà la Procura: di certo, nessun “perché” riuscirà a lenire il dolore per la morte di un ragazzo di 18 anni.