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battaglia politica sulla legge fiano 

Marcon contro il reato di propaganda fascista

Passa tra le polemiche in Consiglio l’ordine del giorno voluto da Fratelli d’Italia, FI e Lega

MARCON. Passa in Consiglio a Marcon, non senza polemiche, l’ordine del giorno presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Michele Zampedri di chiedere al Parlamento di non approvare la proposta di legge di Fiano per l’introduzione del “reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”.

Il documento è passato con l’alzata di mano favorevole di Fratelli d’Italia, Forza Italia e quasi tutta la Lega, contraria tutta l’opposizione (Io Scelgo Marcon, Mdp e Noi Marcon), due astenuti, Chiara Tonolo e Dennis De Santis (Lega). Una discussione animata, con in aula pure dei rappresentanti di Anpi, andati via delusi dopo il voto. Zampedri, spiegando il documento, ha ribadito come la proposta di Fiano limiti la libertà di espressione e di pensiero dei cittadini e ci sono altre priorità che dovrebbe affrontare il Parlamento, come la crisi economica, la violenza sui minori e le donne, il fondamentalismo islamico e i pericoli reali di atti terroristici.

L’ex sindaco Andrea Follini (Io Scelgo Marcon) ha consegnato a Zampedri un libro sull’ex presidente della Repubblica, e partigiano, Sandro Pertini, mentre a turno la minoranza ha attaccato il provvedimento, difeso dalla gran parte della maggioranza. «Non dimentichiamo il sangue versato in quegli anni», continua Follini «e le leggi razziali», mentre Arcangelo Varlese (Io Scelgo Marcon) ha chiesto di «riconquistare quella memoria e l’Anpi non è un gruppo di nostalgici». Margherita Lachin (Mdp) si è detta «preoccupata per questo nazionalismo 2.0 e l’apologia del fascismo è reato e me lo tengo stretto». A difesa dell’ordine del giorno, Vincenzo Schirripa (Forza Italia) e Thomas De Rossi (Insieme per Marcon). «La storia non si cancella», spiega il primo, «ma non si può avere paura di un movimento del passato ormai finito; anziché cancellare quanto fatto dal fascismo, diventi momento di educazione come accade in Germania. Non possiamo eliminare con una legge o un colpo di spugna un momento della nostra storia; se dovessimo togliere tutto ciò che rimanda a quegli anni, dovremmo fare altrettanto con i partigiani: senza il regime, mai sarebbero esistiti. La storia di fascismo e nazismo non può essere
archiviata tanto quella del comunismo». E su quest’ultimo regime, De Rossi pone il suo accento. «Ha fatto milioni di morti», precisa, «e se Fiano l’avesse menzionato, avrei ritenuto il documento più equilibrato». Poi il voto e qualche mugugno in aula.

Alessandro Ragazzo

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