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occupanti denunciati 

«La nostra è obbedienza civile non siamo ribelli, ma cittadini»

Si sono ritrovati al lume di candela, come fanno da giorni, dopo che la Regione ha staccato la corrente elettrica: gli abitanti di campo San Giacomo che da due mesi hanno riaperto l’ex Vida - 10 dei...

Si sono ritrovati al lume di candela, come fanno da giorni, dopo che la Regione ha staccato la corrente elettrica: gli abitanti di campo San Giacomo che da due mesi hanno riaperto l’ex Vida - 10 dei quali sono stati denunciati dalla Digos per occupazione - non ci stanno a fare la parte dei “cattivi” e rilanciano. «Abbiamo discusso a lungo, ma non certo di avvocati e difesa giuridica», racconta Mario Santi, uno dei tanti volti di questa avventura, «in questa storia non esistono “ribelli” o “veri occupanti”, ma persone che stanno gestendo la riapertura di uno spazio: mamme, nonni, bambini, abitanti che vogliono vivere gli spazi pubblici della loro città. La forza di questa riapertura è questa: le persone che la animano. Si potrebbe chiamarla disobbedienza civile, ma anche “obbedienza civile”, perché abbiamo difeso l’attuale destinazione d’uso di questo spazio, come prevista dal piano regolatore». I “vidani” danno appuntamento a chi vorrà esserci in campo San Giacomo, per sabato alle 11.30, per un’assemblea pubblica con pranzo condiviso finale. «Inviteremo quei cittadini delle zone dove, come a San Giacomo, c’è vita», conclude Santi, «alla Bragora, la Giudecca, San Francesco della Vigna, i “poveglianti”, cittadini che fanno discorsi sul bene comune come il nostro».

Intanto, Sinistra Italiana annuncia un’interrogazione parlamentare sul caso, a firma del deputato Giulio Marcon. «Apprendiamo con grande disappunto la notizia delle denunce partite dalla Digos a carico del collettivo di cittadini che si impegna ormai da alcuni mesi nel meritorio tentativo di restituire la “Vida” o ex Teatro Anatomico di Venezia alla città stessa», commenta il segretario regionale Mattia Orlando, «gli abitanti hanno dimostrato che un uso pubblico dello spazio sarebbe senz'altro l'opzione più gradita alla città, oltre che più opportuna in un a logica di rispetto, conservazione e valorizzazione di un edificio che rappresenta un pezzo significativo di patrimonio storico, ma anche culturale ed architettonico di Venezia».
Una visione trasversale che ha già visto i consiglieri comunali Maurizio Crovato (Lista Brugnaro) e Rocco Fiano (Lista Casson) firmare insieme una lettera aperta affinché la Vida non diventi un ristorante, ma resti lo spazio civico che è diventata.

Roberta De Rossi

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