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i familiari distrutti 

Disperato il fratello: «Andrea non doveva morire così»

GRUARO. La famiglia di Andrea Stefanuto non ci dà pace. «Chi ha investito mio fratello non ha un cuore. Non ci si comporta in questo modo», ha spiegato il fratello Jean Stefanuto. «Andrea non...

GRUARO. La famiglia di Andrea Stefanuto non ci dà pace. «Chi ha investito mio fratello non ha un cuore. Non ci si comporta in questo modo», ha spiegato il fratello Jean Stefanuto. «Andrea non meritava una fine così». Il dolore della famiglia, nella bella abitazione di campagna in via Boldara 24, è composto.

Andrea Stefanuto anni fa lavorava con le macchine operatrici per la Grandi Lavori, azienda di Montecchio Marconi, in Emilia, prima di intraprendere la nuova attività a Ramuscello.

«Più volte», continua il fratello Jean, «Andrea ha lavorato in Libia e in Arabia Saudita. Sono stato informato da un amico comune dell'incidente, prima che a casa si presentassero le forze dell'ordine. Mi sono recato sul posto per vedere. Quella strada la percorro anche io, la conosco. La bicicletta era completamente accartocciata. L'investitore non può non averlo visto. Il suo comportamento è stato inaccettabile. Poi valuteremo con i nostri legali come agire». Andrea Stefanuto si muoveva in bicicletta perché qualche tempo fa ebbe un incidente con il motorino.

«Da quella volta», rammenta il suo datore di lavoro Boris Sut, «non volle più comprare un mezzo a motore, ma dotarsi di una bicicletta elettrica». Andrea non era sposato e non aveva figli. La sua seconda famiglia era lo “sfasciacarrozze”, l'azienda di demolizione di automobili Car International di Ramuscello, di fronte alle Latterie Venchiaredo.

«Il clima il giorno dopo l’incidente è quello che si può immaginare», continua ancora provato Sut, «Andrea era una persona
che si dava molto da fare. Anche io mi sono precipitato sul luogo dell'incidente lunedì sera. Non mi sono avvicinato più di tanto, ma ho subito capito che per lui non c'era nulla da fare. Ora attendiamo le decisioni della magistratura su questo trgaico fatto di sangue». (r.p.)

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