Quotidiani locali

Comuni divisi sullo smog, niente blocco delle auto in provincia

Il livello d’inquinamento è alto, ma limitazioni solo a Mestre e Spinea

MESTRE. Per la prima volta i blocchi alle auto, imposti dall’emergenza smog, si attuano anche di sabato e domenica. Anche domenica a Mestre dalle 8,30 alle 18,30 per i mezzi privati e dalle 8,30 alle 12,30 per quelli commerciali è stato in vigore il provvedimento che limita la circolazione dei veicoli. Ricordiamo velocemente che con il livello arancio dell’emergenza, non possono circolare i veicoli privati benzina euro 0 - 1; veicoli privati diesel euro 0 - 1 - 2 - 3 - 4; i veicoli commerciali diesel euro 0 - 1 - 2 - 3 e i ciclomotori e motocicli a 2 tempi euro 0.

Ma il blocco non è condiviso dall’area metropolitana, nonostante le aspettative nate dalle ordinanze dei sindaci. Le limitazioni sono in vigore solo a Venezia e nella vicina Spinea. Negli altri Comuni di prima cintura (il cosidetto agglomerato che comprende Marcon, Martellago, Mira, Scorzè, Quarto d’Altino), è il caos. Ognuno fa come crede.

Quindi, sulla carta, in provincia di Venezia dovrebbero restare in garage qualcosa come 130 mila veicoli con le limitazioni al traffico. Con il codice arancio, attualmente in vigore, si devono fermare 71 mila veicoli, compresi i motocicli (dati 2016-fonte Aci). Con il livello rosso vanno aggiunti altri 60 mila veicoli.

Nella realtà non è servito il raccordo, importante, della Città metropolitana per la condivisione delle ordinanze di limitazione che derivano tutte dall’Accordo padano tra Veneto e altre tre regioni per fronteggiare assieme l’allarme polveri sottili. Ancora una volta in provincia di Venezia, gli enti locali vanno in ordine sparso. Spinea, dicevamo, ha avviato i blocchi al pari di Venezia. Mira ha approvato la delibera e ha installato i cartelli. Martellago per il momento resta alla finestra. E Scorzè non annuncia alcun provvedimento di fermo dei motori. A Marcon il Comune ha ottenuto un contributo regionale per l’acquisto della cartellonistica ma non sembra aver fretta di agire. Quarto d’Altino non sa che strade comunali chiudere visto che le più inquinate sono statali o provinciali e a fianco scorre la tangenziale che nessuno può chiudere. Nel bollettino dell’Arpav sono citate anche Chioggia e San Donà. Nella prima nessuno pensa di dover attuare blocchi ma da domani, lunedì, si rischiano i quattro sforamenti consecutivi dei limiti (livello arancio). Per ora si salva solo San Donà.

Quindi i sindaci sono tutti bravi sulla carta, nella pratica gran parte dei piccoli Comuni sono da bocciare. E domani, lunedì, esce il nuovo bollettino Arpav, che dirà se ci avviciniamo al livello rosso dell’emergenza. «Se i provvedimenti venissero attuati da tutti, avrebbero un senso, altrimenti si penalizza solo alcuni automobilisti, a cui creiamo disagi, rispetto agli altri che circolano liberamente. Auspico che tutti i sindaci si attivino», dice Saverio Centenaro, coordinatore dei delegati del sindaco metropolitano.

«Siamo alle solite», si lamenta l’assessore comunale all’Ambiente di Venezia, Massimiliano De Martin. «Venezia è in prima fila nel dare l’esempio ma nella pratica gli altri non la seguono e non sento neanche lamentele di cittadini. Temo manchi una cultura del territorio e della tutela dell’ambiente», attacca l’assessore comunale.

Al tavolo tecnico zonale del 13 ottobre che aveva deciso l’attuazione dei provvedimenti sulla base dell’Accordo di programma per l’adozione di misure di risanamento per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano, sottoscritto da Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e ministero dell’Ambiente a giugno 2017, erano presenti 23 amministrazioni su 44 dell’area veneziana.

De Martin si appella alla responsabilità di tutti: «Chi non prende i dovuti provvedimenti, rischia in caso di infrazione dell’Unione europea all’Italia per l’inquinamento, si dovrà quindi assumere le proprie responsabilità. Lo smog si affronta solo se agiamo tutti assieme», ribadisce. «Tanto più se le norme arrivano da una indicazione del governo nazionale».

L’infrazione Ue pare ormai prossima. Anche perché le ordinanze non bastano, vanno fatte rispettare applicandole. Così è per i blocchi del traffico, ma anche per le limitazioni all’utilizzo dei riscaldamenti, avviati in case e aziende. Pistollato di Arpav aveva ricordato ai sindaci la necessità di «intervenire su tutti i fronti, rappresentando l’inquinamento da emissioni degli impianti di riscaldamento il 60% del totale delle emissioni in atmosfera». Da fermare, in particolare, «le biomasse, che producono benzo(a)pirene

(cancerogeno)», come le stufe a legna e pellets. Ma materialmente chi va a controllare termostati e caldaie? Per i controlli alle auto ci sono i vigili urbani, a Mestre le prime multe sono già arrivate. Ma altrove si prende tempo.

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