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la vetreria d’arte di murano 

«Basta piangerci addosso, puntiamo sull’unicità»

Il monito di Gianluca Seguso: «Il made in China si contrasta con tradizione e innovazione»

C’è la necessità di non piangersi addosso, nelle parole di Gianluca Seguso, presidente della storica vetreria d’arte Seguso ieri aperta al pubblico. «Venezia è una città che critica troppo. Si parla tanto di made in China, ma nessuno potrà fermare questo meccanismo» spiega «Il prodotto però non sarà mai lo stesso: gli altri mercati non potranno mai copiarci la ricetta tramandata dagli avi. Il non scritto delle tradizioni è fondamentale: tornare all’essenza delle tradizioni è indispensabile per innovarsi». La storica vetreria d’arte Seguso, attiva dal 1397, oggi è nelle mani dei tre fratelli Gianluca (presidente e amministratore delegato), Pierpaolo (direttore creativo) e Gianandrea (responsabile commerciale). Pur con l’eredità di 23 generazioni anche la Seguso ha dovuto innovarsi. Una volta, raccontano Gianluca e Pierpaolo, si realizzavano e vendevano prodotti da catalogo, oggetti di uso comune. Oggi, invece, si punta più su prodotti realizzati su misura, per una clientela più selezionata e di nicchia. «Fare impresa oggi è un’operazione che richiede attenzione», sostiene il presidente. La qualità, però, paga e ad oggi i progetti vengono commissionati alla Seguso da tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Cina, passando per Iran, Giappone e Congo. Il tutto sempre con la stessa ricetta consolidata in secoli di mestiere. E cioè le stesse tre fasi di lavorazione del vetro di sempre(composizione degli elementi, lavorazione a caldo e a freddo), gli stessi attrezzi (la canna per soffiare il vetro, le forbici, il forno) e gli stessi elementi (maestria dell’uomo, forza centrifuga e gravità per modellare le forme). «Per proteggere la nostra tradizione» continua Seguso « ci siamo chiesti quale fosse l’essenza del fare vetro a Murano. E per noi stava nell’essere custodi di una tradizione antichissima, di cui essere fieri. Così abbiamo riscoperto la passione e l’autenticità di un mestiere e di un’isola».

Un’opportunità, sostengono i due fratelli, anche
per uno sviluppo turistico che sia una vera risorsa per la città. «Il problema del turismo è anche quello delle aziende: bisogna dare un valore aggiunto non solo dal punto di vista economico ma anche culturale. Il problema è sempre la proposta».

Eugenio Pendolini



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