Quotidiani locali

Le tappe della marcia della disperazione

L’odissea è iniziata il 13 novembre, dodici giorni di passione fino al ritorno al campo venerdì scorso

CONA. La lunga odissea dei migranti. Tutto nasce il 13 novembre quando un gruppo di profughi comincia a protestare all’esterno della base militare di Conetta. Scendono in strada con manifesti e gridano: “Cona no buono, Cona no buono”. Il 14 novembre quasi 180 persone scappano dalla base e marciano verso Codevigo. Qui la prima notte dormono nel parcheggio privato del locale Santa Margherita, il giorno dopo si rimettono in marcia. I profughi arrivano davanti la chiesa di Codevigo e si accampano, fuori, al freddo e al gelo. Uno di loro, Sadif Laore, ivoriano di 35 anni, mentre è in fuga in bici per raggiungere i suoi amici, muore investito da una monovolume. La diocesi apre le porte e quel gruppo giunto ormai a 248 persone dorme dentro la chiesa. Dopo la morte di Sadif, si fa sentire anche il Patriarca di Venezia che dice ai parroci aprite le parrocchie. Allora il Viminale ricolloca i 248 migranti che vengono sparsi. Chi a Mira, chi a Jesolo. Ma domenica trenta, che non gradiscono le soluzioni trovate, tornano in base. Al lunedì mattina scatta la seconda marcia.

Un gruppo di 52 persone si rimette in moto, protestando, verso Piove di Sacco. Il traffico va in tilt. Raggiunto il municipio, i profughi si stendono davanti il palazzo comunale, e nel frattempo si riunisce il vertice tra il sindaco Davide Gianella, don Gino e il direttore Caritas, don Luca Facco. Dopo quattro ore la decisione è: non aprite le porte. Passa qualche ora e la Curia ci ripensa. Il giorno dopo i profughi, giunti a 56, vengono caricati su due autobus e raggiungono Padova. Al pomeriggio arrivano anche 12 di Conetta che erano stati mandati a Jesolo. Qui, su concessione
del sindaco Brugnaro, passano una notte. Giovedì uno tenta di impiccarsi e due si sentono male. La sera i profughi vengono portati a Spinea, nel palazzo della cooperativa Cssa. Venerdì dopo il diktat del prefetto: la resa. I migranti tornano a Conetta. (s. bett.)



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