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Cvn obbligato a pagare 13,5 milioni a Mantovani

Secondo decreto ingiuntivo del Tribunale per lavori del Mose non ancora saldati Lettera dei rappresentanti sindacali in Regione a difesa dei livelli di occupazione

Secondo decreto ingiuntivo del Tribunale nei confronti del Consorzio Venezia Nuova (Cvn) che dovrà versare alla Covela (gruppo Mantovani) la somma di 13, 5 milioni di euro, oltre alle spese per la procedura di ingiunzione, poco più di 15 mila euro. Così ha stabilito il giudice Silvia Barison nel decreto di giovedì.

La decisione arrivata l’altro ieri segue quella presa dieci giorni fa quando il tribunale impose, con un decreto ingiuntivo firmato dal giudice Eugenia Italia, il pagamento di 3 milioni e 334 mila euro alla Mantovani per lavori del Mose eseguiti ma non pagati. Per conto del gruppo Mantovani entrambe le istanze di pagamento sono state presentate dall’avvocato Lelio Dalla Barba. Anche in questo secondo caso ora i commissari del Cvn hanno quaranta giorni di tempo per decidere se saldare o proporre opposizione. In totale, se il Cvn non presenterò opposizione alla decisione del tribunale, nelle prossime settimane il gruppo di costruzione dovrebbe mettere in cassa circa 17 milioni di euro, liquidità importante per il gruppo dopo il rifiuto da parte del ministero del Lavoro del rinnovo del periodo di Cassa integrazione straordinaria (Cigs). L’amministratore di Mantovani, Maurizio Boschiero, si affida a una nota: «Come Mantovani auspichiamo che il Cvn provveda all’integrale pagamento entro i termini indicati dal Tribunale senza esercitare alcuna opposizione e favorire pertanto la ripresa delle attività lavorative di cantiere». I cantieri del Mose affidati a Mantovani sono, in questa fase di duro confronto con il Cvn, sostanzialmente fermi. Sul fronte dell’occupazione i lavoratori sono in attesa di capire quali saranno le decisioni dell’azienda che si prepara a una serie di esuberi, un centinaio quelli annunciati.

Nei giorni scorsi i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, Adriano Brinis, della Fenea Uil, Alberto Franzo della Filca Cisl, e Francesco Andrisani della Fillea Cgil, hanno inviato una lettera in Regione, all’assessorato di Elena Donazzan, per chiedere un incontro e capire se via
siano ammortizzatori sociali utilizzabili a tutela dei lavoratori. «Incontri con l’azienda non ne abbiamo ancora avuti», spiegano i rappresentanti sindacali, «ma i lavoratori che sono a casa restano a disposizione, e quindi vengono pagati dall’azienda».

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