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Sos sfratti a Mestre e Marghera: «Colpa anche del turismo»

In terraferma  decuplicati gli alloggi affittati su piattaforme come Airbnb  Bottoni: «Chi perde il lavoro non trova più casa in città, è una vera emergenza»

MESTRE. L’altra faccia dell’esplosione di appartamenti turistici in città, con numeri quasi doppi in centro storico, raddoppiati nelle isole e moltiplicati per dieci volte a Mestre, come ha confermato l’altro ieri la ricerca di “Reset” e Venice Project è l’espulsione di residenti.

«La città si spopola. Chi può va a vivere nei Comuni di prima cintura o in alloggi di periferia senza servizi», conferma Matelda Bottoni, segretario provinciale dell’Unione Inquilini, il sindacato dei Cub che si occupa dell’emergenza casa.

«A Venezia è il guadagno facile che rende vantaggioso puntare su affitti Airbnb. Il turismo favorisce l’avidità. A Mestre il problema è diverso: veniamo dall’undicesimo anno di crisi economica; ci sono famiglie che non riescono a pagare l’affitto perché manca il lavoro. E molti proprietari sfrattano e poi ripiegano sulle affittanze turistiche. Spuntano agenzie che offrono affitti turistici».

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L’emergenza casa nel capoluogo, Comune ad alta tensione abitativa, si evidenzia con i numeri consegnati alla settima commissione dall’Unione inquilini: 2.961 richieste di esecuzione all'ufficiale giudiziario nel solo 2016. E dai sei ai sette sfratti in agenda ogni giorno. Dati per difetto, non aggiornati.

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«Si tratta di una emergenza con numeri da Dopoguerra», aveva detto la giovane segretaria provinciale dell’Unione inquilini (qualche centinaio di assistiti tra tessere, deleghe e servizi di vario tipo forniti). Lunedì aprirà la sede di Mestre. Oltre all’ufficio di Venezia viene aperto l’ufficio di via Aleardi 14, a fianco dell’ingresso del giardino pubblico, e a due passi da via Cappuccina e Corso del Popolo. La vecchia sede dei Cub si amplia con i servizi per la casa e lo sportello immigrazione. E l’Unione inquilini cerca volontari perché il lavoro è tantissimo (il numero da chiamare è lo 041.2411662).

Matelda Bottoni, segretaria...
Matelda Bottoni, segretaria dell?unione Inquilini di Venezia-Mestre


«Viaggiamo al ritmo di 7 sfratti al giorno. Il 70 per cento interessa oggi la terraferma, l’altro 30 per cento Venezia. L’affitto 4+4 in centro storico è una mosca bianca e assistiamo al fenomeno degli affitti non dichiarati, sia di famiglie che di studenti costretti ad una continua migrazione. Questo perché gli appartamenti nell’alta stagione vengono affittati ai turisti e per pochi mesi l’anno vengono dati ai residenti con affitti non dichiarati. Succede ovunque, anche al Lido di Venezia. E pochi denunciano: solo 2 persone su 10 che vengono a chiederci assistenza tentano la strada della mediazioni. Gli altri li aiutiamo con la collaborazione di associazioni di proprietari come Uppi e Aspi», continua a raccontare la Bottoni. In terraferma gli sfratti sono tutti per morosità. «E le soluzioni non sono adeguate ma almeno contiamo sull’aiuto, importante, di Comune e Ater», ribadisce la segretaria. «Non si riesce ad attingere ai fondi che arrivano ai Comuni tramite la Regione. Tutta colpa di criteri troppo stringenti, decisi a livello nazionale e di contributi, pochi, che si tramutano in una inezia: dai 20 ai 50 euro. Quindi o servono soldi o servono nuove case», è la richiesta. I 50 mila euro messi a disposizione dalla Curia sono inutilizzati. Nel frattempo Comune e Insula hanno avviato un piano per rimettere sul mercato le case sfitte (450 in città). Sono 267 le case, di Ater e Comune, occupate. E dal Pertini a via Squero fino a Marghera, esplodono tensioni sociali. Per il nuovo bando Erp si stimano altri 7 mesi.

«Con il Piano Casa di Renzi l’unico effetto è stato togliere l’allaccio all’acqua alle famiglie occupanti. Ma mica tutte sono occupazioni violente», dice la Bottoni. «Ci sono storie difficilissime, di povertà . E quasi in ogni sfratto sono coinvolti minori», è la denuncia. L’ennesima.

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