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IL CASO

Venezia, addio ai bassorilievi per i furti e l'incuria

Petere e formelle danneggiate, imbrattate o sparite con i lavori di restauro. L’esperta: «Situazione preoccupante»

VENEZIA. Pàtere, formelle, croci e scudi gentilizi. Bassorilievi e sculture di epoca bizantina. Un museo a cielo aperto che si può ammirare sui muri veneziani. Testimonianze antiche di una cultura mai scomparsa. Adesso però, nel disinteresse generale di una città diventata Disneyland, alcuni preziosi elementi sono ad alto rischio. «Un fenomeno preoccupante», denuncia Gloria Vallese, studiosa e docente di iconografia, «molti elementi sono a rischio per l’inquinamento, in alcuni luoghi stanno sparendo frammenti medievali che erano infissi all’esterno, sostituiti con piastrelle di forma irregolare».

Un’accelerazione dovuta anche al cambio d’uso di molti edifici. I proprietari non si interessano più degli esterni, gli inquilini storici non ci sono più. E la casa trasformata in locazione turistica spesso sfugge a ogni controllo di vicinato. Numerosi gli esempi segnalati. Come l’ex studio dell’artista Remigio Barbaro alle Zattere, a Cannaregio e in fondamenta dell’Arzere. Qui c’è una pietra antica che raffigura uno «scudo con le stelle» di epoca tardomedievale. È ancora al suo posto, ma il sostegno laterale in pietra è sparito. Un «vuoto» sostenuto da mattoni rossi nuovi fiammanti, che potrebbe preludere a una prossima sparizione. E uno stravolgimento dell’aspetto del muro. Altri stemmi in marmo sono stati asportati, anche in calli laterali della Strada Nuova a Cannaregio.



Non ci sono soltanto i furti e le manomissioni. Ma anche il degrado della pietra, dovuto all’inquinamento da zolfo. Pietra d’Istria che diventa nera, marmi che si sgretolano, figure non più recuperabili. In campiello Argaran, dietro San Pantalon, c’è una scultura unica al mondo di epoca costantinopolitana (secolo XII) in marmo greco, del diametro di un metro, che raffigura un imperatore bizantino a figura intera. Allarme anche qui lanciato dagli esperti e dal professo Lorenzo Lazzarini, docente Iuav e direttore del Laboratorio per lo Studio delle pietre dure.



Un mondo di meraviglie all’aria aperta, quello della scultura erratica veneziana. Raccolto in volume dallo storico Alberto Rizzi e ristampato di recente dall’editrice Filippi. Seguito con amore da volontari e associazioni come Archeoclub, diretta dall’Ispettore onorario della Soprintendenza Girolamo Fazzini. «Un complesso di meraviglie che ha bisogno di controllo e di tutela», dice Fazzini. Ecco i Mori dell'omonimo campo alla Madonna dell'Orto, l'edicola funeraria romana del I secolo sul palazzo Mangilli Valmarana. E il monumento sepolcrale del I secolo proveniente da Altino, reimpiegato sulla facciata della chiesa di San Donato a Murano. Ci sono anche busti romani, epigrafi, lapidi sepolcrali. Il capitello della Madonna della Misericordia, sopra il portale della sansoviniana Scuola dei Mercanti alla Madonna dell'Orto restaurato proprio con il contributo dei soci di Archeoclub. Ci sono le scritte vandaliche, come gli spray che hanno lordato i bassorilievi a San Canciano.

E l’incuria delle istituzioni, i fili elettrici e le appendici dei negozi installati proprio sopra l’antica croce bizantina di Riva del Carbon a Rialto. Ma l’emergenza adesso riguarda le sparizioni. Pezzi piccoli, spesso sconosciuti ai più e testimonianze pregiate che in un museo di altre città rappresenterebbero gli elementi di punta. Che pian piano vengono danneggiati, asportati o «circondati» da piastrelle. «Con i miei studenti e un gruppo di fotografi», racconta la professoressa, «abbiamo avviato una nuova opera di catalogazione di questi reperti esposti da secoli all’esterno. Il quadro che ne esce è sconfortante». Un’indagine che adesso sarà oggetto di una mostra e di una pubblicazione. Per cercare di fermare la memoria di un mondo che rischia di sparire per sempre.
 

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