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Boom dell’AO di Mestre: in 100 giorni 85 mila clienti

L’ostello in via Ca’ Marcello ha aumentato del 10% le presenze a Mestre. Entro primavera 2019 previste altre 300 camere 

MESTRE Cinquantamila in due mesi, 85 mila in tre mesi e mezzo di apertura. Crescono i numeri di clienti all’ostello tedesco AO. La terraferma vive nel silenzio un autentico boom turistico, sempre collegato alla vicinanza con Venezia, attrattore di interesse mondiale. Ma i benefici possono esserci anche per Mestre.

Più 10 per cento. Da solo, l’ostello con i suoi 85 mila clienti è come se avesse aumentato del 10% le presenze turistiche, stimate a Mestre in 2 milioni e 900 mila l’anno. «A Mestre si viaggia con un più 4% di presenze», ricorda l’assessore al turismo Paola Mar. Le presenze a Mestre sono passate dai 2 milioni e 800 mila del 2015 a 2 milioni e 927 mila del 2016, con un più 4,5%. E la permanenza sale a 1,9 giorni.

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Cantiere del raddoppio. L’ostello ha avviato in questi giorni il cantiere nell’ex Agenzia delle Entrate, demolita, per il raddoppio con altre 300 camere pronte entro la primavera del 2019. Da 300 a 600 camere, da mille a 2 mila posti letto. Una espansione accompagnata dalle critiche di quanti vorrebbero un tetto all’arrivo dei turisti a Venezia o criticano l’ostello perché «porta un turismo povero in città».

Turismo povero? No. Ma la catena tedesca spiega che i dati dicono ben altro. Katharina Wallmann, capo del marketing di AO, fornisce un identikit della clientela. «L’età media della maggior parte dei nostri clienti è compresa tra i 20 e 39 anni». Turisti che «dormono per pochi soldi nell’AO perché cosí hanno più soldi da spendere in città. Solo il 10% dei viaggiatori viene in gruppo, il resto dei 85.000 pernottamenti è composto da viaggiatori individuali».

Tante le famiglie che approfittano dell’offerta di avere i figli, fino a 18 anni, gratis in camera coi genitori. «I viaggi nelle città possono essere terribilmente costosi per le famiglie, ma noi lo rendiamo alla portata di tutti», spiega la Wallmann. E prosegue: «Il nostro cliente tipico non spende molto tempo nella stanza in albergo, perché ha tanto da fare a Venezia e poco tempo per vedere tutto. Il nostro prodotto è essenzialmente il pernottamento. Non c’è un ristorante o l‘area spa e anche l’attrezzatura delle camere è molto basic (senza minibar o telefono), perché non si usa la stanza per nient‘altro che per dormire. Poi si va in città e non si ritorna fino alla sera».

Il viaggiatore, aggiunge, «vuole spendere più per mangiare bene, fare lo shopping o andare in museo». A beneficio di Venezia, di giorno e di Mestre la sera. Se si trova cosa fare.

Mestre in fermento. Forse l’effetto dormitorio con scelte intelligenti si può evitare. «Noi di AO vediamo una grande opportunità per Mestre. Ogni giorno ritornano i nostri ospiti da Venezia e ci chiedono dove si può andare per mangiare o dove sono i bar. Siamo contenti di dare suggerimenti locali. Siamo l’inizio del cambiamento a Mestre e vogliamo che tutti ne beneficino», conclude la Wallmann.

Altri 1.900 posti letto. Altri investimenti, austriaci, valore 70 milioni di euro, stanno costruendo di fronte all’ostello altri 4 alberghi per 1.900 camere pronte per aprile 2019. Questo significa che tra due anni la degradata via Ca’ Marcello diventerà distretto alberghiero con 3.900 posti letto.

Cambiamenti e servizi. E cambierà volto. Qualcosa già si muove: bar e pizzerie si rinnovano. Actv ha potenziato le corse del bus 4L per Venezia per l’aumento di turisti indotto dall’ostello. Nell’area dei quattro alberghi si lavora ad un marciapiede che conduca dentro la stazione. E la città si muove? Molto lentamente.

«Sui servizi stiamo lavorando. Ai commercianti non faccio che ricordare le opportunità . Ci sono nuovi locali aperti tra Corso del Popolo e via Torino», ricorda l’assessore Mar. «Mi risulta che alcuni commercianti ad agosto abbiamo fatto il loro fatturato solo grazie ai turisti. Ma c’è tanto da fare. Dai menù che devono essere anche in inglese e in lingue orientali, per esempio, alla mentalità generale da cambiare. I primi segnali ci sono, ma il turismo è una occasione che Mestre non deve perdere», ricorda. «Noi ci mettiamo gli eventi, come l’Happy Friday».

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