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Rissa tra ultras e profughi, dieci denunce

Portogruaro. Identificati i sette tifosi del Treviso Calcio coinvolti. Nei guai anche tre migranti, uno ha tirato una bottigliata

PORTOGRUARO. Dieci denunce per rissa aggravata: è l’esito dell’indagine scattata lo scorso 8 ottobre dopo che alcuni richiedenti asilo avevano dichiarato di essere stati aggrediti da pseudo tifosi del Treviso Calcio. L’episodio era avvenuto a Portogruaro, al termine di un match in cui il Treviso giocava in trasferta. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ad aggredire i tre richiedenti asilo per motivi umanitari, che hanno riportato ferite con prognosi di guarigione comprese tra 30 e 10 giorni, erano stati proprio gli ultras in arrivo dalla Marca. Ma non si trattò di un episodio a senso unico. All’individuazione delle persone coinvolte e della dinamica, ora al vaglio della Procura di Pordenone, si è giunti grazie alle testimonianze raccolte, alla visione dei filmati della videosorveglianza comunale e alle dichiarazioni delle sedicenti vittime. L’inchiesta ha così portato al coinvolgimento diretto dei tre stranieri, che non sono stati soltanto vittime dell’aggressione, ma hanno risposto verbalmente alle provocazioni che contenevano epiteti razzisti. Da quanto ricostruito, ci fu un rapido scambio di sguardi, alcune battute e, poi, la reazione immediata di uno dei tre ragazzi di colore, che colpì con una bottiglia alla testa uno dei tifosi, che cadde a terra. Ne scaturì la rissa in cui i tre ebbero la peggio. Per tutti i dieci soggetti coinvolti identificati (sette appartenenti al gruppo tifosi del Treviso e i tre richiedenti asilo), è dunque scattata la denuncia per rissa aggravata e, solo per i tre richiedenti asilo, anche quella per favoreggiamento personale, dal momento che le dichiarazioni di questi ultimi, rese nell’immediato, sono valse a nascondere chi tra essi abbia colpito con una bottiglia il giovane tifoso, poi medicato in ospedale a Treviso, con sette giorni di prognosi. Gli ultras identificati verranno segnalati all’autorità di pubblica sicurezza del locale commissariato per l’eventuale applicazione, nei loro confronti, del Daspo.

Alcuni degli ultras denunciati in passato avevano ricevuto provvedimenti per il loro comportamento a seguito di manifestazioni sportive. Ma la svolta alle indagini è arrivata pochi giorni dopo la rissa dall’ospedale di Treviso.dove si è presentato un individuo per farsi curare una ferita superficiale al capo. L’uomo aveva spiegato agli operatori sanitari che se l’era procurata cadendo in casa. Quando i carabinieri e i poliziotti portogruaresi hanno chiesto la collaborazione del nosocomio non hanno avuto più dubbi. Il ferito trevigiano che ha dichiarato il falso ai medici era colui raggiunto al capo dalla bottiglia scagliata dal migrante. Oltre a quella degli ospedali di Portogruaro e Treviso carabinieri e Polizia hanno potuto contare sulla collaborazione dei carabinieri di Treviso, degli agenti della Digos trevigiana e anche dai cittadini di Portogruaro. Di coloro che hanno segnalato subito la rissa al 112 ben 6 si sono presentati alla caserma Iberati di Portogruaro nei giorni successivi, per il riconoscimento fotografico. «Questo dimostra», ha dichiarato il maggiore dei carabinieri Michele Laghi, «che non c’è assolutamente ostilità verso i migranti nella città di Portogruaro. Esiste invece un forte senso civico».

Sul fatto che i richiedenti asilo denunciati potrebbero vedersi revocato il loro status, poliziotti e carabinieri hanno spiegato che «di questo delicato aspetto si occuperà la magistratura». (r.p.)

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