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Renzi: «Due miliardi per le periferie»

Alla Cittadella dell’Edilizia: l’Italia è ripartita, basta lamentele

VENEZIA. Il Veneto di chi innova, produce e assume, come la Texa di Treviso, il Veneto fregato dalle banche quando pensava che popolari volesse dire amiche, e anche il Veneto che arranca e fatica ad uscire dalla crisi, quello del settore delle costruzioni. Il segretario del Pd, Matteo Renzi, nella seconda giornata in Veneto del viaggio in treno che lo sta portando in giro per l’Italia, si confronta con il tessuto produttivo, dopo che mercoledì sera, a Conegliano, si era dovuto confrontare con le contestazioni dei risparmiatori traditi da Veneto Banca. Mena qualche fendente politico a grillini - «L’Italia riparte creando le basi per il lavoro, non con i sussidi a tutti per stare a casa» - e all’ex sindaco di Padova, Massimo Bitonci - «Perdere i soldi per il tram è stato un grave errore, vuol dire non capire come cambia la città». E prova a infondere ottimismo, a un popolo della sinistra disorientato, tanto più dopo l’infatuazione - smentita - con il presidente francese Macron. La sinistra è alla deriva, gli chiedono?

«Padova ci dice il contrario, qui è tornata al governo». Ma soprattutto, spiega il segretario Pd, vuole prendere appunti per capire quali sono le priorità del Paese. «Una giustizia più veloce, e più attenzione alla manifattura» gli dice Bruno Vianello, presidente di Texa, azienda di Monastier che sta studiando innovativi propulsori elettrici. Sono le 8.45 e Renzi visita i reparti dell’azienda, ascolta, domanda, prende appunti. «Il Job Act ha funzionato? Bene, allora si può replicare». Visita di un’ora, si riparte. Stazione di Treviso, binario 1, alle 10.05 si muove il treno destinazione Italia. Ad accogliere Renzi gli striscioni di protesta dei truffati dalle banche, ma non c’è la rabbia di mercoledì sera. E però che la responsabilità del crollo delle banche sia attribuita al Partito democratico lo fa infuriare. Lo dice chiaro ai rappresentanti delle associazioni di consumatori (Codacons, SeniorItalia e Anla) che gli chiedono di aprire un fondo per i risparmiatori truffati. «Puntiamo a farlo, dice lui», che qualche ora più tardi, nella tappa di Rovigo, lo metterà nero su bianco, alla sua maniera, con un post su facebook. Accanto a Renzi c’è sempre il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, e in questa tappa veneta ci sono il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, le parlamentari Laura Puppato, Alessandra Moretti, Simonetta Rubinato e Sara Moretto, i responsabili provinciali dei Dem di fede renziana, a Padova lo accoglierà il segretario regionale Alessandro Bisato. «Prendete nota, li ritroveremo nelle liste dei candidati alle prossime elezioni», scherza qualcuno. È a Marghera che il discorso del segretario Pd si fa più politico. «Il Pil del 2017 sarà molto più vicino al 2% che all’1% e il rischio drammatico è che ci si fermi proprio adesso perdendo una occasione di sviluppo straordinaria, perché l’Italia è ripartita senza l’edilizia, la questione edilizia è la questione del nostro Paese: ci sono 2 miliardi sulle periferie che ancora nessuno ha visto perché nono sono fisicamente arrivati alle città, ma ci sono, sono lì», dice il segretario del Pd invitando però i rappresentanti del mondo edile a non farsi contagiare dal virus della lamentite, «già molto diffuso in politica». «L’Italia è ripartita. Punto. Chi vi dice il contrario vi sta raccontando delle bugie», aggiunge Renzi, ci sono 986 mila posti di lavoro in più».

Poi l’attacco al movimento M5S, senza citarlo, colpevole di voler introdurre un reddito per tutti senza spendere energie sul fronte della creazione di nuovi posti di lavoro. A Padova ci sono le bandiere del Pd ma anche quelli di Fratelli d’Italia. Poi la tappa all’Interporto, società a capitale pubblico della logistica che macina risultati. E’ l’incontro con il sindaco Sergio Giordani. La prova che la sinistra può governare, dice Renzi, fino a pochi mesi fa c’era Bitonci. La risposta a «tutti quelli che dicono che la sinistra è finita». «Matteo, ci vuole più sinistra, più sinistra!», gli urla un militante.

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