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Prodotti contraffatti, boom di sequestri

Dai 4,5 milioni di pezzi del 2016 ai 6 milioni in 10 mesi. Le forze dell’ordine: «Controlli intensificati, multe a chi compra» 

Guardia di finanza, carabinieri, polizia municipale, polizia dello Stato e ispettori della Camera di Commercio. C’è un vero e proprio “esercito” schierato sul fronte della lotta alla contraffazione di marchi e prodotti made in Italy che fa capo a una grande rete internazionale, sempre più simile alle “multinazionali” della criminalità organizzata come mafia e camorra.

Se ne è parlato approfonditamente ieri nella sede di Confindustria di Venezia e Rovigo al Parco Vega di Marghera con il prefetto Carlo Boffi, il presidente della Camera di commercio, Giuseppe Fedalto, l’assessore regionale Roberto Marcato, il comandante della Guardia di Finanza Giovanni Avitabile e il comandante della polizia municipale Marco Agostini e il neopresidente di Confindustria, Vincenzo Marinese. Snocciolata una serie di numeri che danno l’idea dell’entità del problema nel nostro territorio: a fronte di 4,5 milioni di articoli contraffatti sequestrati nel veneziano nel 2016, nei primi dieci mesi del 2017 ne sono stato sequestrati già 6 milioni, vale dire 11 mila al giorno e 315 persone sono state denunciate.

A questi risultati dell’attività di contrasto della contraffazione si aggiungono i controlli degli ispettori della Camera di Commercio Delta Lagunare, che operano come organo di polizia amministrativa. «La Camera di Commercio Delta Lagunare» ha sottolineato il presidente Giuseppe Fedalto «è in prima linea nella lotta alla contraffazione e per garantire in prima linea sulla sicurezza e la conformità dei prodotti, a tutela e valorizzazione delle imprese che operano nel rispetto della legalità e delle norme. Dal 1° gennaio al 31 ottobre di quest’anno o nostri ispettori hanno condotto 23 sopralluoghi esplorativi in incognito e 52 accessi formali su altrettanti esercizi commerciali o siti produttivi, nel corso dei quali sono stai controllati 358 modelli di prodotto e prelevati 257 campioni per successivi accertamenti tecnici. In tutto sono state avviate anche 50 procedure sanzionatorie a carico di soggetti responsabili dell’immissione di prodotti non conformi sul mercato dell’Unione Europea per un totale di 172mila euro di sanzioni amministrative e sequestrato 14.713 esemplari di prodotti non conformi alle vigenti normative ad essi applicabili».

Ai controlli della Camera di Commercio si uniscono quelli più consistenti della Guardia di Finanza e della Polizia municipale che possono anche elevare sanzioni fino a 7 mila euro agli stessi clienti consapevoli del fatto che stanno acquistando un prodotto contraffatto. Pesanti anche le sanzioni a chi vende prodotti contraffatti (che comprendono marchi, bollini di sicurezza e certificazioni europee), ma – come ha spiegato il comandante Agostini parlando dei controlli quotidiani in centro storico a Venezia – è difficile se non impossibile farle pagare ai venditori di falsi prodotti che non hanno redditi dichiarati né patrimoni su cui rivalersi.

«La filiera del falso made in Italy comincia dalla fornitura delle materie prime, alla produzione e all’assemblaggio e oggi fattura a fine anno guadagni in nero più consistenti di quelli del traffico di stupefacenti» ha spigato nel suo intervento il comandante delle Fiamme Gialle di Venezia, Avitabile «con la conseguenze che chi lavora onestamente e rispetta le regole ha vita sempre più difficile e guadagni sempre più risicati e a rischio. Basti pensare che considerando solo prodotti made in Italy come scarpe e occhiali, la criminalità fattura a livello nazionale con i falsi 140 milioni di euro l’anno».

Controlli alle frontiere e sul territorio locale si sono intensificati, soprattutto dopo l’ultima riforma in materia voluta dal ministro Minniti, ma – come ha spiegato il comandante Avitabile «la rete organizzata della contraffazione si sta attrezzando destrutturando la filiera».

All’aeroporto di Tessera sono state sequestrate nell’ultimo anno più di 5 mila
etichette e marchi abilmente falsificati, in genere per articoli di abbigliamento, che vengono importati illegalmente e assemblate agli articoli in un capannone, come quello scoperto a Fusina dove di falsificavano capi d’abbigliamento prodotti in Grecia.

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