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Portogruaro, anziano truffato due anni e 4 mesi al suo tutore

VENEZIA. Due anni e 4 mesi di reclusione. A tanto il Tribunale di Venezia ha condannato ieri Michelangelo Villalta, residente a Motta di Livenza, ritenuto responsabile di peculato, per violazione...

VENEZIA. Due anni e 4 mesi di reclusione. A tanto il Tribunale di Venezia ha condannato ieri Michelangelo Villalta, residente a Motta di Livenza, ritenuto responsabile di peculato, per violazione dell’articolo 314 del codice penale.

Come tutore di un anziano - nominato dal giudice tutelare nel 2001 per gestire il patrimonio di un signore di Portogruaro, G.M. - secondo l’accusa avrebbe, infatti, tenuto «una condotta infedele al suo ufficio appropriandosi della somma complessiva di 43.342,20 euro».

I fatti risalgono al 2009. L’uomo si è difeso, negando qualsiasi responsabilità - rappresentato dagli avvocati Cagnin e Franchini - ma il collegio del Tribunale, presieduto dal giudice Stefano Manduzio, ha accolto nella sostanza la richiesta di condanna avanzata dalla Procura di Venezia, escluse le aggravanti e con la sospensione dai pubblici uffici per un periodo corrispondente alla pena.

Nel capo di imputazione, il pubblico ministero Stefano Buccini ha ricostruito così le accuse mosse al tutore dell’anziano, contestandogli il prelievo in contanti di danari per il pagamento di un avvocato «e in realtà allo stesso mai corrisposti»; l’emissione a proprio favore di un assegno circolare per oltre 19 mila euro e il prelievo di più di 21 mila euro «per non meglio giustificate spese di gestione e tutela, senza che fosse intervenuto alcun provvedimento autorizzativo da parte del giudice tutelare».

Infine - si legge sempre nel capo di imputazione -«non versava sul conto corrente della tutela gli assegni circolari per un importo di 11.242 euro corrispondenti al corrispettivo delle locazioni degli immobili dei quali l’interdetto era comproprietario, relativamente agli anni dal 2006 al 2009».

Il Tribunale si è dato 90 giorni di tempo per motivare le sue decisioni, poi la difesa potrà decidere di ricorrere in appello. (r.d.r.)